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Manfredonia(FG): Processo “Giù le Mani”: in aula il comandante della Guardia di Finanza, ricostruita la genesi dell’inchiesta


Una giornata destinata a entrare nella memoria giudiziaria del territorio: ieri , martedì 23 settembre, nell’aula del Tribunale, si è tenuta una delle udienze più attese del processo “Giù le Mani”, che vede imputate nove persone, tra cui l’ex sindaco di Manfredonia Gianni Rotice, il fratello Michele, l’ex assessore ai lavori pubblici Angelo Salvemini, esponenti della famiglia Romito e alcuni ex dipendenti del consorzio ASE.
Ad aprire la fase dibattimentale è stato il capitano Luca Di Francesco, comandante della Guardia di Finanza di Manfredonia, primo testimone indicato dalla pubblica accusa, rappresentata dai PM Roberto Galli e Giuseppe Mongelli. La sua testimonianza, durata oltre un’ora, ha avuto il compito di offrire un inquadramento complessivo della complessa e articolata indagine, che ha richiesto mesi di lavoro investigativo e analisi documentale, e che ha portato alla formulazione di 14 capi d’accusa, distribuiti su cinque distinti filoni.
Il contributo delle Fiamme Gialle: indagini meticolose e ad ampio raggio
Nel suo intervento, il capitano Di Francesco ha illustrato le modalità operative e investigative adottate dalla Guardia di Finanza, che ha avuto un ruolo determinante nella costruzione dell’impianto accusatorio. Dalla raccolta di testimonianze agli approfondimenti patrimoniali, fino all’analisi delle intercettazioni, il lavoro delle Fiamme Gialle ha permesso di fare luce su una rete di presunti illeciti radicati nel tessuto politico-amministrativo e imprenditoriale della città.
Durante l’udienza odierna sono stati esaminati in particolare due filoni dell’inchiesta: quello che coinvolge i Fatone, padre e figlio, ex dipendenti ASE, accusati – a vario titolo – di peculato, concussione, stalking e lesioni; e quello che riguarda l’ex assessore Angelo Salvemini, imputato per corruzione, tentata concussione e falso ideologico.
Intercettazioni chiave ancora in fase di trascrizione
Il capitano Di Francesco ha chiarito che su alcuni aspetti centrali della vicenda sarà possibile fornire dichiarazioni più dettagliate solo dopo che il perito fonico incaricato avrà concluso la trascrizione delle intercettazioni su cui si fonda buona parte dell’impianto probatorio. La sua testimonianza proseguirà il prossimo 18 novembre, data in cui è prevista la nuova udienza.
Cinque filoni, un mosaico di accuse: dalla corruzione al voto di scambio
L’inchiesta “Giù le Mani”, condotta dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura, si articola su cinque filoni investigativi che riguardano fatti di corruzione elettorale, concussione, peculato, violenza privata, lesioni personali e stalking.
Uno dei nodi centrali è rappresentato dalla vicenda legata all’evento “Guarda che Luna” organizzato da Michele Antonio Romito, da cui sarebbe emerso un presunto scambio elettorale tra Romito e l’ex sindaco Gianni Rotice, tramite il fratello Michele. Un gesto simbolico, una “stretta di mano”, è stato posto dalla Procura a fondamento della contestazione per corruzione elettorale.
Nel caso Salvemini, invece, le contestazioni riguardano la concessione di un’autorizzazione funeraria a favore di una società collegata a Grazia Romito, destinataria di interdittiva antimafia, nonché l’uso della carica per esercitare pressioni e influenzare procedimenti amministrativi in conflitto d’interessi.
Una vicenda che scuote la città
Tutti gli imputati si dichiarano estranei ai fatti e respingono le accuse. Tuttavia, il lavoro svolto finora dalla Guardia di Finanza e la mole di documentazione acquisita confermano l’ampiezza e la delicatezza dell’indagine, che ha scoperchiato una serie di rapporti opachi tra politica, affari e gestione della cosa pubblica.
L’udienza odierna segna solo l’inizio del lungo percorso giudiziario, ma ha già offerto un primo spaccato su come le forze dell’ordine abbiano operato con rigore e determinazione, ricostruendo un intreccio di rapporti personali e amministrativi che potrebbero aver violato gravemente la legalità.
Il processo proseguirà nei prossimi mesi, ma è già chiaro che la città di Manfredonia dovrà fare i conti con una vicenda giudiziaria che ne ha minato la fiducia istituzionale.

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