Bari:Voto di scambio a 50 euro perché la Procura ha chiesto l’archiviazione per i 51 elettori coinvolti
Una scelta giuridica che punta sul principio della particolare tenuità del fatto e sulla resipiscenza degli autori
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Nel caso giudiziario che ha scosso il panorama politico Pugliese oltre ad alcuni comuni come Grumo Appula e Triggiano, la Procura della Repubblica di Bari ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale a carico di 51 cittadini accusati di aver venduto il proprio voto per 50 euro, durante le elezioni amministrative del 2020 e 2021. Si tratta di un filone collaterale ma significativo dell’inchiesta principale che coinvolge Sandrino Cataldo, marito dell’ex assessora regionale Anita Maurodinoia, e altre 17 persone, indagate per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale.
La decisione della Procura, che ha fatto discutere, si basa su fondamenti giuridici precisi, tra cui la particolare tenuità del fatto e la resipiscenza manifestata dagli elettori coinvolti.
Ma cosa significa esattamente?
Il contesto giuridico: che cosa prevede la legge
Il reato di voto di scambio è previsto dall’articolo 96 del Testo unico per l’elezione della Camera dei Deputati e dall’articolo 416-ter del Codice penale, se vi è coinvolgimento mafioso. Tuttavia, nel caso in questione, non si parla di mafia, ma di corruzione elettorale semplice, che coinvolge privati cittadini.
In situazioni come questa, è possibile applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (ex art. 131-bis c.p.), introdotta nel 2015 con il D.Lgs. 28 del 16 marzo. Questa norma consente al giudice (o al pubblico ministero in fase di indagine) di non procedere penalmente quando il fatto è ritenuto di scarsa offensività, in base a parametri oggettivi e soggettivi come:
La modalità della condotta
L’esiguità del danno o del pericolo
La non abitualità del comportamento
La posizione della Procura di Bari
Nel caso dei 51 elettori, la Procura ha evidenziato che gli stessi hanno ammesso spontaneamente di aver accettato 50 euro in cambio del voto, aggiungendo che tale comportamento è stato accompagnato da un atteggiamento di resipiscenza, ossia un ravvedimento morale rispetto al disvalore delle proprie azioni.
Questa confessione ha permesso agli inquirenti di consolidare il quadro accusatorio nei confronti dei promotori del sistema corruttivo (tra cui Cataldo e altri), ma ha anche fornito elementi per valutare la scarsa pericolosità sociale dei singoli elettori. Si tratta, infatti, di cittadini senza precedenti penali, che non hanno reiterato il comportamento e che non appartenevano a un’organizzazione strutturata, ma sono stati semplicemente reclutati per un’azione episodica.
Una decisione pragmatica (e strategica)
Dal punto di vista della strategia processuale, la Procura ha probabilmente valutato che perseguire penalmente tutti e 51 gli elettori avrebbe avuto un impatto marginale in termini di giustizia sostanziale, ma un alto costo in termini di risorse. Concentrarsi invece sui presunti organizzatori del sistema di voto di scambio, imputati di reati ben più gravi (fino all’associazione per delinquere), rappresenta un approccio più efficace per colpire la regia politica e criminale del fenomeno.
Le implicazioni etico-sociali
Seppur giuridicamente fondata, la richiesta di archiviazione potrebbe sollevare perplessità nell’opinione pubblica, soprattutto in un contesto come quello pugliese dove il voto di scambio è una piaga storica. L’idea che vendere il voto possa non essere punito rischia, secondo alcuni, di incentivare comportamenti simili in futuro.
Tuttavia, è importante ricordare che la scelta della Procura non equivale a una legittimazione morale dell’atto, ma rappresenta una valutazione tecnica fondata sul principio di proporzionalità della pena e sull’opportunità di impiegare le risorse investigative in modo più incisivo.
La richiesta di archiviazione per particolare tenuità del fatto è uno strumento previsto dalla legge, pensato proprio per evitare che il sistema giudiziario venga ingolfato da procedimenti minori, quando è evidente che la responsabilità penale maggiore ricade su altri soggetti. In questo caso, la Procura di Bari ha scelto di concentrare l’attenzione sugli artefici del sistema clientelare, nella speranza di smantellare alla radice una rete che ha inquinato la libera espressione del voto democratico.
Il vero banco di prova sarà ora il processo ai vertici del presunto “sistema Cataldo”, dal quale emergeranno elementi fondamentali per valutare l’efficacia e la coerenza di questa impostazione investigativa.

