Non un nuovo Dpcm ma un “lockdown leggero”: entro il 15 novembre l’Italia potrebbe essere quasi tutta “ristretta”. Governatori e sindaci chiamati a “interventi chirurgici” sui propri territori. Conte valuta chiusura di nuove tipologie di negozi

Entro il 15 novembre l’Italia potrebbe passare per 3/4 in zona rossa o arancione. E’ il piano studiato in queste ore dal Governo per frenare la curva del contagio da covid19, che, nonostante timidi segnali di miglioramento, continua a restare critica. Non un nuovo Dpcm ma, restando all’interno dell’impianto “cromatico” previsto dalle ultime disposizioni governative, misure più restrittive per ulteriori regioni attualmente in zona gialla: si parla di Campania, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Un metodo per ridurre al massimo possibile gli assembramenti e gli spostamenti tra comuni e regioni, primi vettori di diffusione del virus secondo l’Istituto superiore di Sanità e il Ministero della Salute. 
In questo impianto conterebbero molto anche le decisioni di governatori regionali e sindaci, che potrebbero, in base all’aumento dei focolai su base locale, “restringere” chirurgicamente i territori di propria competenza, come il Dpcm entrato in vigore il 6 novembre già prevede.
Si parla inoltre di un ulteriore provvedimento che potrebbe colpire anche imprese e categorie lavorative finora rimaste “illese” dall’ultimo Dpcm: il Governo starebbe infatti valutando la chiusura di alcune tipologie di negozi che ora, nelle zone rosse, possono rimanere aperti, e lo stop ai negozi nel fine settimana (a eccezione di alimentari, farmacie, parafarmacie, edicole e tabaccai). 
E sulla scuola continua il braccio di ferro tra la tesi della didattica a distanza, anche per il primo ciclo di istruzione (sostenuta da diversi ministri e governatori regionali) e quella della necessità della didattica in presenza sostenuta dal ministro Azzolina. 

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