Roma:Il silenzio di Ciampino e il dolore di un Paese arrivate le salme dei quattro militari morti in Bosnia
Una giornata di profondo dolore e commozione. Alle 12.10 il volo militare è atterrato all’aeroporto di Ciampino, riportando in Italia le salme dei quattro militari italiani morti giovedì nello schianto di un elicottero in Bosnia. Ad attenderli le massime cariche dello Stato, i colleghi in uniforme e soprattutto i familiari, chiamati ad affrontare il momento più straziante: riaccogliere i propri cari senza poterli riabbracciare.

Ci sono momenti in cui anche il silenzio diventa assordante. È quello che ha accompagnato l’arrivo all’aeroporto militare di Ciampino delle quattro bare dei militari italiani che hanno perso la vita nel tragico incidente in elicottero avvenuto giovedì in Bosnia. Alle 12.10 il velivolo militare è atterrato sulla pista, riportando in patria Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci. Quattro vite spezzate, quattro storie interrotte, quattro famiglie precipitate in un dolore difficile persino da immaginare.
Ad attenderli, in un’atmosfera carica di commozione, c’erano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. La presenza delle più alte istituzioni dello Stato ha accompagnato un momento che ha unito il Paese nel cordoglio e nella riconoscenza verso chi ha perso la vita servendo l’Italia.
Sulla pista dell’area militare del 31° Stormo di Ciampino, una scena composta e solenne. Un silenzio quasi irreale, rotto soltanto dai rumori delle operazioni e dai movimenti dei militari. In fila, accanto ai quattro carri funebri pronti ad accogliere le bare, erano schierati rappresentanti dell’Esercito, dei Carabinieri e del personale della Croce Rossa. Numerosi giornalisti assistevano alla cerimonia, ma ogni parola sembrava superflua davanti alla tragicità di quelle quattro bare.
Non c’erano soltanto le uniformi e i rappresentanti delle istituzioni. C’erano soprattutto i familiari, costretti a vivere l’ultimo, dolorosissimo saluto. Per loro il ritorno in Italia non ha rappresentato un ricongiungimento, ma la presa d’atto definitiva di una perdita che nessuna parola di conforto potrà cancellare.

Le vittime sono i sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi e i rappresentanti del Corpo Militare della Croce Rossa, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci. Quattro servitori dello Stato, accomunati da un destino crudele e da una tragedia che ha lasciato sgomenti colleghi, amici e familiari.

Dopo l’arrivo a Ciampino, le salme hanno raggiunto Roma. Tre dei quattro feretri, quelli di Simone Ruggia, Claudio Marchesi e Franco Adriano Zecchillo, sono stati trasferiti al Policlinico militare del Celio, dove è stata allestita la camera ardente nella chiesa di Santa Maria Salus Infirmorum.
La salma di Laura Procacci è stata invece trasferita al Policlinico di Tor Vergata per gli accertamenti autoptici, poiché la sergente era deceduta in ospedale e non sul colpo.
Anche i familiari, dopo aver accolto i feretri sulla pista di Ciampino, hanno raggiunto il Celio, dove hanno potuto stringersi ancora una volta attorno ai propri cari. La camera ardente è stata aperta al pubblico fino alle ore 20, offrendo a cittadini, colleghi e rappresentanti delle istituzioni la possibilità di rendere omaggio ai quattro militari.

Domani, alle ore 9, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, saranno celebrati i funerali di Stato. Un ultimo saluto solenne, nel quale il dolore privato delle famiglie si intreccerà con il cordoglio di un’intera nazione.
Resta l’immagine di quei quattro carri funebri sulla pista di Ciampino, delle uniformi schierate, delle autorità in raccoglimento e soprattutto dei familiari davanti alle bare. Un’immagine che racconta più di qualsiasi discorso la drammaticità di quanto accaduto.
Oggi l’Italia ha riaccolto quattro suoi militari. Non sono tornati dal loro ultimo viaggio per riprendere servizio, per riabbracciare i propri affetti o per continuare i progetti di una vita. Sono tornati avvolti nel silenzio delle bare.
E in quel silenzio c’è tutto il peso di una tragedia che lascia quattro assenze incolmabili e un dolore che nessuna cerimonia potrà davvero lenire.

