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Basilicata:Centro nascite di Melfi, la Regione chiede una proroga “pesano i cantieri sulla Potenza-Melfi”


La Giunta lucana si rivolge alla commissione Lea del ministero della Salute per rinviare la chiusura del punto nascita del “San Giovanni di Dio”. I lavori sulla Statale 658 allungano i tempi per raggiungere il San Carlo di Potenza, con percorrenze che possono arrivare a 75-80 minuti dai comuni più distanti. La decisione ministeriale è attesa entro fine mese.

Chi l’avrebbe mai detto che i cantieri stradali, oltre ai disagi per gli automobilisti, potessero diventare un argomento a sostegno della tutela di un servizio sanitario? È quanto accade in Basilicata, dove i lavori di manutenzione straordinaria lungo la Potenza-Melfi entrano nel dibattito sul futuro del centro nascite dell’ospedale “San Giovanni di Dio”.

La Giunta regionale ha approvato un provvedimento per chiedere alla commissione Lea del ministero della Salute una proroga rispetto alla chiusura del punto nascita di Melfi. Alla base della richiesta c’è una motivazione precisa: le difficoltà di collegamento con l’ospedale San Carlo di Potenza, individuato come struttura di riferimento per le partorienti del territorio, potrebbero aggravarsi proprio a causa dei cantieri in corso sulla Statale 658.

Il nodo dei tempi di percorrenza

La strada che collega il capoluogo lucano alla città federiciana si sviluppa per circa 50 chilometri ed è un collegamento fondamentale per numerosi comuni del Vulture. Gli interventi di manutenzione straordinaria attualmente in corso, tuttavia, incidono sulla regolarità del traffico e allungano i tempi necessari per raggiungere Potenza.

Secondo quanto riportato nel quadro alla base della richiesta regionale, per i comuni più distanti le percorrenze medie verso il San Carlo possono arrivare a 75-80 minuti. Un intervallo di tempo che assume un peso particolare quando si parla di assistenza al parto, soprattutto in caso di travaglio avanzato o di necessità di raggiungere rapidamente una struttura sanitaria attrezzata.

È questo l’elemento che la Regione intende sottoporre all’attenzione del ministero: la riorganizzazione della rete dei punti nascita deve fare i conti non soltanto con i volumi di attività delle singole strutture, ma anche con le condizioni concrete di accessibilità dei servizi.

La riorganizzazione avviata dal 2022

La questione del centro nascite di Melfi si inserisce in un percorso avviato nel 2022, quando il ministero della Salute aveva sollecitato la Regione a riorganizzare la rete dei punti nascita, anche in considerazione del progressivo calo delle nascite.

Tra i criteri presi in esame figura il numero annuale di parti: la soglia ordinariamente prevista per i punti nascita è di almeno 500 nascite l’anno, con possibilità di deroghe nei casi contemplati dalla normativa e secondo le valutazioni delle autorità competenti.

Il punto nascita del “San Giovanni di Dio” è interessato da questo processo proprio per il numero di parti inferiore alla soglia di riferimento. Da qui l’ipotesi della chiusura e il conseguente trasferimento dell’assistenza al parto verso il capoluogo regionale.

Il San Carlo di Potenza, inoltre, è dotato di terapia intensiva neonatale, un servizio essenziale per l’assistenza ai neonati che necessitano di cure intensive. La presenza di questa dotazione rappresenta un elemento rilevante nella programmazione della rete ospedaliera, ma non esaurisce il problema dell’accessibilità: per le donne residenti nelle aree più lontane, raggiungere la struttura di riferimento può richiedere tempi considerevoli.

Sicurezza sanitaria e accessibilità dei servizi

La richiesta di proroga pone quindi una questione che va oltre la semplice permanenza in attività di un reparto ospedaliero. Da una parte ci sono le esigenze di organizzazione della rete sanitaria, la riduzione della natalità e la necessità di garantire standard adeguati di sicurezza. Dall’altra, c’è il diritto delle donne a raggiungere in tempi compatibili con le necessità cliniche una struttura in grado di assisterle durante il parto.

I cantieri sulla Potenza-Melfi rendono più evidente questa seconda esigenza. Una riorganizzazione che concentri l’assistenza in un unico presidio può richiedere valutazioni ulteriori quando le infrastrutture di collegamento sono interessate da lavori che aumentano i tempi di viaggio.

La proroga richiesta dalla Regione punta dunque a tenere conto di una situazione viaria temporaneamente più complessa, rinviando la chiusura del centro nascita mentre proseguono gli interventi sulla principale arteria di collegamento tra il Vulture e il capoluogo.

La decisione attesa entro fine mese

Ora la parola passa al ministero della Salute, chiamato a valutare la richiesta attraverso la commissione Lea. La decisione è attesa entro la fine del mese e da via Anzio, sede della Regione Basilicata, filtra un cauto ottimismo.

Per il momento, tuttavia, non c’è ancora una decisione definitiva. L’esito dell’istruttoria chiarirà se le criticità legate ai tempi di percorrenza potranno giustificare una proroga e per quanto tempo il punto nascita di Melfi potrà restare operativo.

La vicenda dimostra come la programmazione sanitaria non possa prescindere dalle caratteristiche del territorio e dalle condizioni della viabilità. I lavori stradali, normalmente associati a rallentamenti e disagi, potrebbero così diventare un elemento decisivo nella valutazione di una scelta che riguarda l’organizzazione ospedaliera e l’accesso delle partorienti ai servizi sanitari.

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