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Manfredonia(FG):Gestione Tributi, la transazione chiude le cause ma apre il caso politico “chi pagherà il conto?”


La vicenda di Gestione Tributi S.p.A. si avvia alla conclusione sul piano giudiziario, ma continua a sollevare interrogativi sul piano politico e amministrativo. Dopo circa cinque anni di contenziosi, decreti ingiuntivi, opposizioni e ricorsi, il Consiglio comunale di Manfredonia ha approvato, con i voti della maggioranza, un accordo transattivo destinato a porre fine a tutte le controversie tra il Comune e la società ormai in liquidazione.
La chiusura delle cause, tuttavia, non sembra coincidere con la chiusura della vicenda. Restano aperte domande sulle responsabilità amministrative, sulla gestione del contenzioso e sui costi sostenuti dall’ente pubblico.

Un contenzioso lungo anni
La controversia prende avvio nel 2021, quando Gestione Tributi ottiene un decreto ingiuntivo da oltre 361 mila euro per compensi relativi ad attività di accertamento tributario e spese di notifica.
Il Comune decide di opporsi, contestando la fondatezza del credito e avanzando, a sua volta, una richiesta di restituzione di oltre 249 mila euro, somma riferita a compensi che, secondo l’ente, sarebbero stati trattenuti dalla società per attività di accertamento, notifica e riscossione.

Da quel momento si apre una lunga stagione di battaglie giudiziarie, mentre la società entra in liquidazione e il contenzioso continua a produrre costi: spese legali, oneri di gestione e risorse pubbliche rimaste immobilizzate per anni.

L’accordo approvato dal Consiglio
La transazione approvata nella seduta del 30 luglio riunisce tutte le controversie in un unico accordo.
Secondo quanto deliberato:

Gestione Tributi S.p.A. rinuncia al decreto ingiuntivo e a ogni ulteriore pretesa economica nei confronti del Comune;
il Comune di Manfredonia rinuncia alla richiesta di restituzione dei circa 249 mila euro;
l’ente si impegna inoltre a versare 150 mila euro per consentire la definitiva chiusura della procedura di liquidazione della società.
L’importo è stato individuato come punto di equilibrio tra le parti, ma rappresenta comunque un esborso per le casse comunali al termine di una vicenda che, secondo le opposizioni, avrebbe potuto essere affrontata diversamente.
Le contestazioni della minoranza
Durante il dibattito consiliare, il consigliere di minoranza Massimiliano Ritucci (AgiAMO) ha ribadito la posizione sostenuta negli anni insieme al collega Antonio Tasso (Sipontum): secondo i due consiglieri, i crediti vantati da Gestione Tributi sarebbero stati fondati fin dall’inizio.
Ritucci ha richiamato un elemento che, a suo giudizio, risulterebbe determinante: gli accertamenti predisposti da Gestione Tributi e trasmessi al Comune — circostanza sulla quale, secondo il consigliere, vi sarebbero state contestazioni circa la loro ricezione da parte dell’amministrazione — sarebbero stati successivamente utilizzati dalla nuova società concessionaria della riscossione, C&C Srl, per notificare gli avvisi ai contribuenti.

Secondo questa ricostruzione, se quegli accertamenti sono stati ritenuti validi al punto da essere impiegati nella successiva attività di riscossione e hanno prodotto entrate per il Comune, risulterebbe contraddittorio aver contestato, parallelamente, il diritto della società ai relativi compensi. Si tratta, tuttavia, di una valutazione politica espressa dalla minoranza nel corso del dibattito consiliare.

Il nodo del bando di riscossione
Un ulteriore rilievo avanzato da Ritucci riguarda il bando di affidamento della riscossione coattiva dei tributi locali, successivamente aggiudicato a C&C Srl.
Secondo il consigliere, qualora gli importi derivanti dall’attività accertativa svolta da Gestione Tributi fossero stati considerati nella determinazione del valore economico dell’appalto, il bando avrebbe potuto risultare più appetibile anche per altri operatori economici in possesso dei requisiti richiesti, incidendo potenzialmente sul livello di concorrenza.

Anche su questo punto non risultano, allo stato, accertamenti che abbiano attribuito eventuali responsabilità amministrative o illegittimità della procedura, ma la questione è stata posta pubblicamente nel confronto politico.

I costi del contenzioso
Il tema centrale resta quello dell’impatto economico della vicenda.
Anni di cause hanno comportato spese legali, costi amministrativi e, infine, un esborso di 150 mila euro previsto dall’accordo transattivo. Risorse pubbliche che, secondo la minoranza, avrebbero potuto essere destinate a servizi, manutenzioni o interventi sociali.

Nel suo intervento, Ritucci ha ipotizzato che il protrarsi del contenzioso possa aver determinato un danno per le finanze comunali, sollecitando un accertamento delle eventuali responsabilità. Si tratta di una valutazione politica che, qualora si ritenesse necessario approfondirla sotto il profilo giuridico-contabile, spetterebbe agli organi competenti.

Le domande che restano aperte
La transazione mette fine alle controversie giudiziarie, ma lascia sul tavolo interrogativi destinati ad alimentare il dibattito politico.
Perché il contenzioso è durato così a lungo? Le scelte adottate dall’amministrazione erano inevitabili oppure esistevano margini per una soluzione anticipata? Chi ha assunto le decisioni che hanno condotto a questa conclusione e con quali valutazioni tecniche e giuridiche?

Sono domande che, al di là dell’esito della vicenda processuale, riguardano il principio di trasparenza amministrativa e il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

La chiusura dell’accordo rappresenta certamente la parola fine sul piano legale. Sul piano politico, invece, il caso Gestione Tributi sembra tutt’altro che archiviato. Perché la credibilità di un’amministrazione non si misura soltanto dalla capacità di chiudere un contenzioso, ma anche dalla disponibilità a ricostruire le ragioni che lo hanno generato, ad accertare eventuali responsabilità e a prevenire il ripetersi di situazioni analoghe.

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