Basilicata-Potenza:Addio a monsignor Agostino Superbo, il vescovo che affrontò con umanità una delle pagine più dolorose di Potenza
È morto ad Andria all’età di 86 anni monsignor Agostino Superbo, arcivescovo emerito di Potenza, figura che ha attraversato alcuni dei momenti più complessi della storia recente della Chiesa lucana. Pastore dal tratto mite, riservato e profondamente umano, ha guidato l’arcidiocesi in una stagione segnata da una ferita destinata a cambiare il rapporto tra la comunità e le sue istituzioni.
Il suo nome resta inevitabilmente legato al 17 marzo 2010, quando nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza venne ritrovato il corpo di Elisa Claps, la studentessa sedicenne scomparsa il 12 settembre 1993. Una scoperta che sconvolse l’Italia e che impose alla Chiesa locale un difficile e doloroso esame di coscienza.
In quei giorni drammatici monsignor Superbo si trovò ad affrontare una vicenda che travalicava la cronaca giudiziaria. Il suo compito fu quello di accompagnare una comunità ferita, profondamente scossa dal fatto che il luogo simbolo della fede fosse diventato anche il teatro di uno dei più tragici misteri italiani. Con discrezione e senso di responsabilità, cercò di tenere insieme il dolore della famiglia Claps, lo smarrimento dei fedeli e la necessità di fare piena luce sui fatti.
Pur consapevole del peso che quella tragedia avrebbe avuto sulla credibilità della Chiesa, Superbo non si sottrasse al confronto con la sofferenza. Le sue parole furono improntate alla vicinanza umana prima ancora che istituzionale, invitando la comunità a non perdere il senso della verità e della giustizia. Fu una stagione segnata da interrogativi, tensioni e profonde lacerazioni, che egli affrontò con il profilo sobrio che lo ha sempre contraddistinto.
Nato in Puglia, monsignor Agostino Superbo ha dedicato l’intera esistenza al ministero sacerdotale, distinguendosi per uno stile pastorale improntato all’ascolto, alla semplicità e alla disponibilità verso gli ultimi. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo di dialogo, poco incline ai riflettori, capace di instaurare rapporti diretti con sacerdoti e fedeli, privilegiando l’incontro personale rispetto ai gesti simbolici.
Con la sua scomparsa si chiude una pagina importante della Chiesa meridionale. Resta il ricordo di un pastore che ha vissuto il proprio ministero con discrezione e spirito di servizio, chiamato, suo malgrado, a guidare una comunità nel momento più difficile della sua storia recente. Un uomo che, davanti a un dolore immenso, cercò di offrire anzitutto ascolto, presenza e umanità.

