ULTIM’ORA-Molise:Italia divisa in due: la frana di Petacciato riaccende l’emergenza infrastrutturale
PETACCIATO – Un Paese spezzato, collegamenti interrotti e comunità costrette a lasciare le proprie case. La riattivazione della gigantesca frana di Petacciato non è solo un evento locale: è l’ennesimo segnale di una fragilità strutturale che attraversa l’Italia e che, ancora una volta, si manifesta con conseguenze drammatiche.
Le criticità emerse sono molteplici e profonde. In primo luogo, il collasso dei collegamenti: la sospensione simultanea di strade, autostrade e linea ferroviaria tra Molise e Abruzzo ha di fatto diviso in due l’asse adriatico, paralizzando trasporti, economia e mobilità quotidiana. Non si tratta solo di disagi temporanei, ma di un’interruzione strategica che colpisce uno dei principali corridoi di collegamento del Paese.
A rendere ancora più grave la situazione è il coinvolgimento diretto delle infrastrutture principali. I cedimenti strutturali sull’autostrada A14 e sulla rete ferroviaria evidenziano una vulnerabilità sistemica: opere fondamentali per il traffico nazionale costruite o mantenute senza una piena integrazione con il rischio idrogeologico del territorio. Quando il suolo cede, cede anche l’intero sistema.
Sul piano umano, l’emergenza assume contorni ancora più drammatici. Le evacuazioni in corso, in particolare nelle aree più esposte come via del Progresso, mostrano quanto il rischio fosse concreto e noto. La frana, attiva da oltre un secolo, non è un fenomeno improvviso: la sua riattivazione, dopo anni di apparente stabilità, era un’eventualità prevedibile, soprattutto alla luce delle precipitazioni eccezionali degli ultimi giorni. Questo solleva una questione cruciale: quanto si è fatto davvero in termini di prevenzione?
Le parole delle autorità locali e regionali convergono su un punto: i lavori di messa in sicurezza erano previsti, ma non ancora avviati. Questo ritardo rappresenta una delle criticità più evidenti. In un territorio storicamente fragile, la pianificazione senza esecuzione si traduce in esposizione al rischio. E quando eventi climatici estremi – sempre più frequenti – colpiscono, le conseguenze diventano inevitabili.
Dal punto di vista tecnico, la natura della frana – un movimento rototraslazionale lento ma profondo – la rende particolarmente insidiosa. Non si tratta di un crollo improvviso, ma di uno spostamento progressivo che coinvolge l’intero versante, dall’area abitata fino alla costa. Questo significa che il pericolo non è limitato nel tempo né nello spazio: è esteso, continuo e difficile da contenere con interventi rapidi.
Infine, emerge una criticità più ampia: l’assenza di una strategia nazionale efficace contro il dissesto idrogeologico. Eventi come quello di Petacciato non sono isolati, ma parte di un quadro più grande in cui cambiamenti climatici, consumo di suolo e ritardi nella manutenzione si intrecciano. L’emergenza, quindi, non è solo quella attuale, ma quella cronica di un Paese che continua a inseguire le crisi invece di prevenirle.
Petacciato oggi è il simbolo di questa fragilità. Una “bestia”, come è stata definita, che torna a muoversi e a ricordare quanto sia urgente passare dalle parole ai fatti. Perché ogni ritardo, in territori come questi, ha un costo altissimo: economico, infrastrutturale e soprattutto umano.

