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Foggia:Pace finta, guerra vera Nobiletti e Piemontese pronti allo scontro finale”

La tregua è già finita. E forse, a ben guardare, non era mai davvero cominciata.
Tra Giuseppe Nobiletti e Raffaele Piemontese, quella che nelle scorse settimane era stata venduta come una ritrovata armonia si sta rivelando per ciò che è: una pausa tattica, una sospensione delle ostilità più dettata dalla convenienza che da una reale volontà di ricucitura. Una tregua armata, fragile, destinata a incrinarsi al primo vero banco di prova. E quel momento, a quanto pare, è già arrivato.

L’elezioni provinciali.

Negli ambienti politici la tensione si percepisce chiaramente, anche se resta confinata nei corridoi e nelle conversazioni a mezza voce. Nessuno parla apertamente, nessuno scopre le carte. Ma il silenzio, in questi casi, non è sinonimo di pace: è solo il rumore sordo di un conflitto che si prepara a riemergere. Perché qui non siamo di fronte alla fisiologica competizione pre-elettorale. Qui il problema è più profondo, più personale, più radicato. È un dissidio che l’accordo recente non ha risolto, ma semplicemente coperto con un velo troppo sottile.

Nel Partito Democratico qualcuno aveva davvero creduto che bastasse un’intesa di vertice per ricompattare il fronte. Un’illusione comprensibile, ma ingenua. Le fratture non si cancellano con una firma, soprattutto quando dietro ci sono visioni divergenti e, soprattutto, rapporti personali mai davvero ricomposti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un equilibrio precario, che scricchiola ogni giorno di più.

A rendere il quadro ancora più instabile c’è la partita delle liste, vero terreno di scontro politico. La scelta della componente a trazione decariana di non fare riferimento a “Prossima” – il contenitore civico legato a Antonio Decaro e mai realmente strutturato – pesa come un macigno. Non è solo una questione organizzativa: è un segnale politico preciso, che apre spazi nuovi ma anche potenziali conflitti. Senza un contenitore definito, le ambizioni si moltiplicano e i punti di equilibrio diventano ancora più difficili da trovare.

Ed è proprio in questo vuoto che il rapporto tra Nobiletti e Piemontese diventa decisivo. Se regge, si può ancora provare a tenere insieme i pezzi. Se salta, il rischio è quello di un effetto domino capace di travolgere equilibri ben più ampi del perimetro locale.

Per ora, tutto resta sospeso. Nessuna rottura ufficiale, nessuna dichiarazione sopra le righe. Solo segnali, sguardi, indiscrezioni. Ma la politica, si sa, non ama il vuoto: lo riempie rapidamente, spesso con lo scontro.

E quando le crepe diventano troppe, il crollo non è più una possibilità. È solo una questione di tempo.

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