Processo Black Land, ancora un rinvio: dodici anni dopo l’inchiesta la giustizia resta sospesa.Si concluderà mai questo processo?
I responsabili saranno mai condannati?
Per ora si può soltanto registrare l’ennesimo rinvio.
Il procedimento giudiziario legato all’inchiesta Black Land, che riguarda lo sversamento di circa 270 mila tonnellate di rifiuti campani nelle campagne del Basso Tavoliere, è ripartito ieri mattina a Bari ma si è subito fermato. Il giudice per l’udienza preliminare Giovanni De Angelis, preso atto dell’omessa notifica a due dei quattro imputati, ha deciso di aggiornare l’udienza al 4 giugno.
Gli imputati sono accusati di aver gestito un traffico illecito di rifiuti che avrebbe trasformato vaste aree agricole tra i Reali Siti e Cerignola, nel cuore del Tavoliere, in discariche abusive.
In aula erano presenti i rappresentanti degli enti locali costituiti parte civile. L’Unione dei Comuni dei Cinque Reali Siti e il Comune di Ordona sono assistiti dall’avvocato Pietro Barbaro, mentre il Comune di Cerignola è rappresentato dall’avvocato Stefania Specchio. Presenti anche Pasquale Di Ieso ed Erminio Arminio, titolari delle aziende che la Procura ritiene coinvolte nel multimilionario business dello smaltimento illegale di rifiuti poi tombati nelle campagne della provincia di Foggia.
Un’inchiesta lunga dodici anni
L’indagine Black Land esplose nel 2014, rivelando un vasto sistema di traffico e smaltimento illecito di rifiuti provenienti dalla Napoli e dalla Campania. Il procedimento si è diviso in due tronconi: da una parte la cosiddetta “manovalanza” e la presunta “mente” dell’organizzazione, dall’altra le imprese coinvolte.
I primi imputati hanno scelto il rito abbreviato, che ha portato a 11 condanne su 12 imputati, con una sola assoluzione. Le aziende, invece, hanno optato per il rito ordinario, dando vita a un processo molto più lungo e complesso.
Dopo quasi dieci anni di udienze e una sentenza di primo grado, nel settembre 2024 è arrivato il colpo di scena: la Corte d’Appello di Bari ha accolto l’eccezione della difesa sull’incompetenza territoriale, annullando la sentenza e rimandando tutti gli atti a Napoli.
Processo da rifare e prescrizione vicina
Il risultato è che, dopo dodici anni, il processo deve essere sostanzialmente rifatto da capo. E il nuovo inizio, paradossalmente, si è aperto con un rinvio.
Nel frattempo incombe lo spettro della prescrizione, stimata in circa due anni. Un tempo che rischia di trasformare uno dei più rilevanti procedimenti sul traffico di rifiuti nel Mezzogiorno in una vicenda senza una definitiva risposta giudiziaria.
E mentre il calendario giudiziario scorre, resta la domanda che da anni accompagna questa storia: si arriverà mai a una sentenza definitiva? Oppure il tempo finirà per cancellare ogni responsabilità.

