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Lecce:Commando armato spara ad altezza uomo criminali pronti a uccidere, ma traditi dalla mancanza di conoscenza del territorio e arrestati dai carabinieri

Un commando organizzato, armato e determinato, ma tradito da una conoscenza approssimativa del territorio. È questo il quadro che emerge dalle indagini sull’azione criminale che ha portato all’arresto di due uomini, entrambi originari della provincia di Foggia, fermati dai carabinieri dopo un intervento rapido e coordinato.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo di fuoco era composto da almeno sei persone, ma il numero complessivo dei partecipanti potrebbe salire fino a dieci. A supportare l’azione armata ci sarebbero stati infatti altri soggetti incaricati della logistica, dei trasporti e delle vie di fuga: figure fondamentali per accompagnare e coprire il commando durante le fasi operative.
Gli inquirenti parlano di criminali esperti, abituati all’uso delle armi e pronti a colpire senza esitazioni. La scelta di sparare ad altezza uomo è uno degli elementi più inquietanti emersi: un dettaglio che dimostra la volontà di colpire in modo diretto, mettendo seriamente a rischio la vita delle persone presenti e segnalando un livello di violenza e determinazione elevatissimo.
A fare la differenza, però, è stata proprio la scarsa familiarità del gruppo con l’area in cui stava operando. Errori nei percorsi, movimenti poco fluidi e decisioni sbagliate nelle fasi successive all’azione hanno consentito ai carabinieri di intercettarli e bloccarli. La mancata conoscenza del territorio, unita alla tempestività delle forze dell’ordine, ha di fatto mandato in fumo il piano del commando.
Dopo la cattura, i due arrestati sono stati condotti nella caserma dei carabinieri di Campi Salentina. Qui, davanti agli investigatori, hanno scelto la linea del silenzio assoluto, avvalendosi della facoltà di non rispondere e senza fornire alcun elemento utile alla ricostruzione dei fatti o all’identificazione degli altri componenti del gruppo.
Le indagini sono ora coordinate dai pubblici ministeri Luca Miceli della Procura di Brindisi e Alessandro Prontera della Procura di Lecce, che stanno lavorando per delineare con precisione ruoli, responsabilità e collegamenti del commando. L’obiettivo è risalire all’intera rete criminale e chiarire se l’azione rientri in un disegno più ampio, legato a dinamiche di criminalità organizzata che travalicano i confini provinciali.

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