Barletta:Perché il potere locale fa gola alla politica il caso Bat e le ombre sulle Province
Perché tanti politici ambiscono a diventare presidenti di Provincia o consiglieri? Perché incarichi che, almeno sulla carta, dovrebbero essere di servizio ai territori continuano a essere così appetibili? Le recenti vicende giudiziarie che coinvolgono la Provincia di Barletta-Andria-Trani offrono uno spunto emblematico per provare a rispondere a queste domande.
Il presidente della Provincia Bat, Bernardo Lodispoto, 74 anni, attuale sindaco di Margherita di Savoia, risulta indagato per concorso in corruzione insieme al suo ex vicepresidente Lorenzo Marchio Rossi, 70 anni, già segretario provinciale del Partito Democratico, e al consigliere comunale di Andria Emanuele Sgarra, 64 anni, anche lui fino a poco tempo fa esponente DEM . Il presunto corruttore sarebbe un imprenditore locale.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Trani, riguarda un appalto legato alla manutenzione delle strade provinciali. A dicembre scorso la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni mirate, alla ricerca – secondo quanto riportato dalla stampa pugliese – di una cartellina gialla contenente denaro contante. Dalle intercettazioni, secondo i pubblici ministeri, emergerebbero indizi di un possibile patto corruttivo che coinvolgerebbe i tre amministratori.
È bene ribadirlo: siamo nella fase delle indagini preliminari e spetterà alla magistratura accertare responsabilità e fatti. Tuttavia, casi come questo si sommano a una lunga lista di inchieste per corruzione che ciclicamente investono le amministrazioni locali, soprattutto quelle provinciali. Ed è proprio qui che si impone una riflessione più profonda.
Formalmente, le gare d’appalto non vengono gestite dai politici ma dai dirigenti e dai funzionari tecnici, che hanno il compito di seguire procedure, bandi e affidamenti. Eppure, l’esperienza giudiziaria insegna che l’indirizzo politico, le pressioni, le relazioni e le “intermediazioni” informali possono incidere pesantemente sulle scelte amministrative. Il potere non è solo nella firma finale, ma nella capacità di orientare decisioni, tempi e priorità.
Le Province, nonostante riforme incompiute e ridimensionamenti, continuano a gestire settori strategici: strade, scuole superiori, manutenzioni, autorizzazioni. Flussi di denaro pubblico importanti, spesso meno visibili rispetto ai grandi appalti regionali o nazionali, ma proprio per questo più esposti al rischio di opacità. Un livello istituzionale “di mezzo”, dove i controlli sono talvolta più deboli e la politica locale esercita un’influenza diretta e capillare.
Tutti questi reati ipotizzati, tutte queste inchieste per corruzione, pongono una domanda che non può più essere elusa: perché accade tutto questo? Le procure dovrebbero certamente entrare nel merito dei singoli episodi, ma la politica dovrebbe interrogarsi sulle cause strutturali. Finché le amministrazioni provinciali resteranno centri di potere con grandi risorse e pochi riflettori, continueranno a essere così appetibili per chi vede nella carica pubblica non un servizio, ma uno strumento di controllo e di scambio.
Il caso Bat, al di là delle responsabilità personali che saranno accertate, è l’ennesimo segnale di un sistema che necessita di trasparenza reale, controlli efficaci e una netta separazione tra politica e gestione amministrativa. Senza questi presupposti, la domanda “perché vogliono fare i presidenti e i consiglieri?” continuerà ad avere risposte che nulla hanno a che fare con l’interesse pubblico.
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