FOGGIA: PIPPO CAVALIERE “IL TEMPO PERDUTO”

Alcuni giorni fa, un autorevole rappresentante delle istituzioni mi ha espresso il convincimento che il duro ed encomiabile lavoro svolto dallo Stato a partire dal 9 agosto 2017, il giorno del martirio dei Fratelli Luciani, potrà essere preservato e salvaguardato a condizione che la Città di Foggia, alla prossima tornata elettorale, dia vita ad una rappresentanza politica perfettamente impermeabile ad ogni forma di illegalità, ai tentativi di infiltrazione della criminalità, ai fenomeni corruttivi, oltre che capace ovviamente dirisollevare la Città dal degrado in cui versa. Se non dovessimo riuscirci, l’impegno finora profuso potrà essere amaramente assimilato alle mitologiche fatiche di Sisifo.

Sono trascorsi circa due anni dal commissariamento del Comune per infiltrazione mafiosa, le elezioni sono ormai alle porte, eppure ho la sensazione che si sia perso tempo prezioso e l’occasione per analizzare a fondo e con spirito critico le cause e le motivazioni che hanno prodotto lo tsunami che ha letteralmente travolto la nostra città e individuare antidoti ed anticorpi per preservare la sfera pubblica da contaminazioni di ogni genere. Si sarebbe potuto, ad esempio, dar vita a think tank e dibattiti pubblici per proporre e disegnare un nuovo modello di sviluppo economico del nostro territorio dalle mille potenzialità, chespaziano dal settore agroalimentare a quello turistico. Quest’ultimo aspetto assume vitale importanza in quanto la creazione di posti di lavoro rimane l’arma più efficace per arginare il fenomeno malavitoso, che attinge manodopera e linfa vitale sfruttando il disagio economico. Come sarebbe stato doveroso affrontare

tematiche concernenti il welfare, la povertà educativa, la dispersione scolastica, per sancire il concetto che il sociale non è un costo ma un investimento, per di più prioritario. Ma, al di là di qualche timido tentativo, niente di tutto ciò è stato finora fatto. Perplessità che trovano riscontro nel timore espresso giorni fa da Antonio Decaro, presidente ANCI e sindaco di Bari, di una città che non sembra ancora proiettata verso un radicale cambiamento a seguito dello scioglimento del consiglio comunale. Prevalgono i tatticismi, si studiano le strategie, si sondano eventuali disponibilità, ma ancora nessun accenno verso quale futuro proiettare la Città e a proposte ed impegni cristallini che siano la vocemessaggera di un vento nuovo che spazzi via la paura di reagire alla prepotenza criminale e spezzi le catene di un silenzio a volte connivente e colpevole.

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