Monaco:Cedric Sbirrazzuoli, “la forza gentile di un pilota”
Cedric Sbirrazzuoli, la forza gentile di un pilota
Ci sono storie sportive che raccontano vittorie, podi e traguardi. E poi ci sono storie che, attraverso lo sport, raccontano soprattutto la persona. Quella di Cedric Sbirrazzuoli appartiene alla seconda categoria: una storia fatta di passione, delicatezza, determinazione e di una forza silenziosa, capace di accompagnarlo per tutta la sua vita, dentro e fuori dalle piste.
Il pilota monegasco è scomparso il 20 agosto, proprio nel giorno del suo 39° compleanno, dopo una battaglia contro un tumore. Una coincidenza dolorosa, che rende ancora più difficile accettare la sua scomparsa e che consegna al mondo del motorsport il ricordo di un uomo che ha saputo affrontare le difficoltà con lo stesso coraggio mostrato al volante.
Sbirrazzuoli aveva iniziato a correre a metà degli anni Duemila, muovendo i primi passi nel mondo delle monoposto. La sua carriera lo avrebbe poi portato verso le vetture GT, dove ha costruito, stagione dopo stagione, un percorso ricco e internazionale: dalla Porsche Carrera Cup al Trofeo Maserati, dalla Lamborghini Junior al Lamborghini Super Trofeo, fino alle categorie GT4 e GT2.
Un cammino fatto di cambiamenti, sfide e nuove opportunità, nel quale Sbirrazzuoli ha saputo adattarsi a vetture, campionati e contesti differenti senza perdere la propria identità. Una caratteristica che racconta molto del pilota, ma forse ancora di più dell’uomo: la capacità di mettersi continuamente alla prova senza smettere di guardare avanti.
Uno dei capitoli più importanti della sua carriera è stato quello legato al mondo Ferrari e ad AF Corse. Sbirrazzuoli ha guidato la 458 Italia GT3, la 488 GT3 e, successivamente, la 296 GT3, affrontando alcuni dei palcoscenici più prestigiosi dell’endurance internazionale: European Le Mans Series, Asian Le Mans Series, GT World Challenge Europe e America e Campionato Italiano GT.
Poi è arrivata l’avventura americana, in IMSA. Ed è proprio negli Stati Uniti che la sua carriera ha raggiunto alcuni dei momenti più significativi. Nel 2024 è arrivato il terzo posto nella classe GTD alla 24 Ore di Daytona, seguito dal secondo posto alla 6 Ore di Watkins Glen.
Ma i risultati più belli dovevano ancora arrivare.
A Road Atlanta, alla Petit Le Mans, Sbirrazzuoli ha conquistato la vittoria nella classe GTD. Poco dopo è arrivato anche il successo nella categoria Invitational alla 12 Ore di Bathurst, un altro risultato prestigioso che ha impreziosito una carriera costruita con pazienza e perseveranza.
Nel 2025 aveva continuato a inseguire nuove sfide, partecipando con Conquest Racing alla 24 Ore di Daytona e alla 12 Ore di Sebring. Ancora una volta, endurance, sacrificio e quella capacità di resistere che aveva caratterizzato il suo percorso.
Per raccontare Cedric, però, non bastano i risultati. Non bastano le classifiche, i podi o le vittorie. Perché dietro il pilota c’era una persona descritta soprattutto attraverso la sua umanità: la delicatezza nei rapporti, la disponibilità, il modo discreto di stare nel mondo delle corse e di condividere una passione che, per lui, era prima di tutto una parte profonda della propria vita.
E forse è proprio questa la dimensione che oggi emerge con maggiore forza. La determinazione che mostrava in pista non era soltanto quella necessaria per cercare un sorpasso o difendere una posizione. Era una qualità più ampia, una disposizione ad affrontare le sfide senza arrendersi, anche quando la sfida più difficile era lontana dai circuiti.
La sua scomparsa lascia un vuoto nel motorsport, ma soprattutto nella vita delle persone che gli sono state accanto. Tra queste c’è Martina, sua moglie, che Sbirrazzuoli aveva sposato soltanto lo scorso giugno. Un matrimonio celebrato appena poche settimane prima della sua scomparsa, un’immagine che rende ancora più struggente il dolore di chi oggi deve fare i conti con un’assenza così improvvisa.
Cedric Sbirrazzuoli se ne va a 39 anni, con una carriera che aveva ancora davanti nuove pagine da scrivere. Ma lascia anche qualcosa che nessuna classifica può misurare: il ricordo di un pilota capace di arrivare ai vertici dell’endurance internazionale e, allo stesso tempo, di conservare quella sensibilità che rende una persona indimenticabile.
La pista ricorderà le sue vittorie. Chi lo ha conosciuto ricorderà soprattutto l’uomo: determinato senza essere duro, competitivo senza perdere la delicatezza, capace di combattere con coraggio senza smettere di essere se stesso.
Ed è forse questo il modo più autentico per salutare Cedric Sbirrazzuoli: ricordando non soltanto quanto fosse veloce, ma quanto fosse umano

