Bari:Sequestro da 4,3 milioni revocato dopo quattro anni il Tribunale restituisce beni e patrimoni all’avvocato barese
Dopo quattro anni di vincoli giudiziari, il Tribunale della Prevenzione ha disposto la revoca del sequestro patrimoniale da 4,3 milioni di euro nei confronti di un avvocato barese, sancendo la restituzione di tutti i beni sottoposti alla misura.
Il professionista tornerà così in possesso di un patrimonio composto da immobili nel centro di Bari, disponibilità liquide per circa un milione di euro, un lingotto d’oro del valore di circa 6 mila euro e un orologio Baume & Mercier stimato intorno ai 4.500 euro, oltre agli altri beni interessati dal provvedimento ablativo.
La decisione chiude il procedimento di prevenzione, autonomo rispetto al processo penale dal quale aveva tratto origine. Il sequestro era stato disposto all’indomani dell’inchiesta che aveva portato all’arresto dell’avvocato con l’accusa di corruzione in atti giudiziari, contestata in concorso con l’ex giudice del Tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis. Da quell’indagine erano scaturiti, parallelamente, sia il procedimento penale sia quello di prevenzione patrimoniale.
Proprio nell’ambito del procedimento di prevenzione, la Procura aveva sostenuto che il professionista fosse “fiscalmente pericoloso”, ritenendo che parte del patrimonio accumulato fosse frutto di redditi non dichiarati derivanti dall’esercizio dell’attività forense. Secondo l’impostazione accusatoria, l’avvocato avrebbe occultato consistenti profitti in nero, anche attraverso compensi percepiti da alcuni assistiti, tra i quali figuravano numerosi esponenti di rilievo della criminalità organizzata pugliese.
La misura patrimoniale aveva così colpito beni immobili, disponibilità finanziarie e oggetti di valore, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi ufficialmente dichiarati. La normativa in materia di prevenzione consente infatti di disporre sequestri e confische quando emergano elementi idonei a far ritenere che un patrimonio sia stato costituito, anche solo in parte, con proventi di attività illecite o comunque non giustificabili rispetto alle capacità reddituali del soggetto interessato.
Al termine del giudizio, tuttavia, il Tribunale della Prevenzione ha escluso i presupposti per il mantenimento della misura, disponendone la revoca integrale e la restituzione dell’intero patrimonio sequestrato. Le motivazioni del provvedimento chiariranno nel dettaglio le ragioni che hanno indotto il collegio a ritenere non dimostrata la cosiddetta pericolosità economico-fiscale posta alla base della richiesta avanzata dalla Procura.
La decisione rappresenta uno snodo significativo nella complessa vicenda giudiziaria nata dall’inchiesta che aveva coinvolto l’ex magistrato De Benedictis e diversi professionisti, distinguendo il piano delle misure di prevenzione da quello del processo penale, che prosegue secondo i propri tempi e con autonome valutazioni sulla responsabilità degli imputati.La difesa
Nel procedimento davanti alla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Bari, Giacomo Chiariello è stato assistito dagli avvocati Filiberto Palumbo e Vincenzo Maiello, che hanno contestato la ricostruzione patrimoniale della Procura, soffermandosi in particolare sui criteri utilizzati per stimare i presunti redditi non dichiarati e sulla conseguente qualificazione del professionista come soggetto fiscalmente pericoloso.
La difesa ha evidenziato le incongruenze tra le elaborazioni dei consulenti dell’accusa e gli esiti degli accertamenti tributari svolti dall’Agenzia delle Entrate, sostenendo che non sussistessero i presupposti richiesti dal Codice antimafia per mantenere una misura di prevenzione patrimoniale di tale portata. Una tesi che il Tribunale ha sostanzialmente condiviso, arrivando a ridimensionare la pericolosità economico-fiscale attribuita al professionista e disponendo la revoca integrale del sequestro.
La decisione chiude così il procedimento di prevenzione aperto nel 2021, restituendo all’avvocato il pieno possesso di un patrimonio del valore di circa 4,3 milioni di euro. Resta invece autonomo il procedimento penale nato dalla medesima inchiesta, nel quale dovranno essere accertate le contestazioni formulate dalla Procura secondo le regole proprie del giudizio penale. i

