Ex Caserma Miale, l’Avvocatura dello Stato ferma la gara: ecco le criticità che hanno costretto l’Università di Foggia a ritirare il bando
Non una scelta politica, ma una decisione dettata dal rischio concreto di vedere l’intera procedura travolta dai ricorsi. È il parere dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Bari ad aver convinto l’Università di Foggia a ritirare il bando da oltre 17 milioni di euro per la ristrutturazione e rifunzionalizzazione dell’ex Caserma Miale, uno degli interventi più rilevanti del piano edilizio dell’Ateneo.

Il Consiglio di Amministrazione, nella seduta straordinaria del 23 giugno 2026, ha approvato all’unanimità il ritiro della procedura prima dell’apertura delle offerte tecniche ed economiche, evitando così che la gara producesse effetti giuridici irreversibili.
Il peso del parere dell’Avvocatura
Se i rilievi dell’ANAC avevano acceso il faro sulla procedura, è stato il successivo parere dell’Avvocatura dello Stato a rappresentare il punto di svolta.
L’Avvocatura ha infatti ritenuto che l’Università fosse tenuta ad adeguarsi alle osservazioni formulate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione. Proseguire la gara senza correggere le criticità evidenziate avrebbe esposto l’amministrazione a un duplice rischio: un’impugnazione degli atti da parte della stessa ANAC e ricorsi promossi dagli operatori economici esclusi dall’eventuale aggiudicazione, con la concreta possibilità di richieste di risarcimento danni e di un lungo contenzioso amministrativo.

In sostanza, il messaggio dell’Avvocatura è stato chiaro: andare avanti avrebbe significato costruire una gara su basi giuridicamente fragili.
I rilievi che hanno fatto saltare la procedura
Le criticità nascono dall’istruttoria avviata dall’ANAC dopo una segnalazione della Fondazione Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti iscritti a Inarcassa.
I rilievi hanno riguardato aspetti ritenuti essenziali della progettazione e della documentazione di gara.
Tra i punti più delicati figurano:
la mancanza degli elaborati strutturali relativi ad alcune opere di demolizione e ricostruzione;
un livello progettuale giudicato non pienamente coerente con quanto richiesto dal nuovo Codice dei contratti pubblici per una gara integrata;
dubbi sulla congruità dei compensi previsti per la progettazione esecutiva;
l’assenza delle planimetrie relative alle interferenze con i sottoservizi e i pubblici servizi;

il mancato svolgimento della Conferenza dei Servizi prima della pubblicazione della gara;
criticità nei requisiti richiesti ai professionisti incaricati della progettazione strutturale.
L’Università aveva inizialmente difeso il proprio operato sostenendo che il progetto posto a base di gara fosse un progetto di fattibilità tecnico-economica “rafforzato”, ritenuto sufficiente. L’ANAC, tuttavia, nella fase conclusiva dell’istruttoria ha confermato integralmente le proprie osservazioni, invitando formalmente l’Ateneo ad adottare le determinazioni conseguenti.
Una scelta per evitare ricorsi
Il Consiglio di Amministrazione ha quindi scelto la strada meno rischiosa: fermare tutto prima dell’apertura delle offerte.
Una circostanza decisiva è che nessuna impresa aveva ancora acquisito una posizione giuridica consolidata, poiché le buste contenenti le offerte tecniche ed economiche erano ancora sigillate e non era stata formulata alcuna proposta di aggiudicazione.
Per questo motivo il provvedimento viene qualificato come un ritiro endoprocedimentale e non come una revoca o un annullamento d’ufficio.
Il finanziamento resta salvo
Il timore maggiore riguardava la possibile perdita del finanziamento ministeriale da 12,686 milioni di euro destinato all’intervento.
Su questo fronte è arrivata però una rassicurazione dal Ministero dell’Università e della Ricerca, che ha confermato il mantenimento delle risorse a condizione che l’Università elimini le criticità evidenziate dall’ANAC e aggiorni il cronoprogramma dell’opera.
A rafforzare il quadro finanziario c’è anche l’inserimento del progetto nel Patto “Open Apulian University”, che mette a disposizione ulteriori 10 milioni di euro per contribuire al cofinanziamento dell’intervento.
La gara ripartirà da zero
Il ritiro del bando comporta la completa riscrittura della procedura.
Il Responsabile unico del progetto dovrà integrare tutti gli elaborati mancanti, adeguare il progetto alle prescrizioni del nuovo Codice dei contratti pubblici, predisporre le planimetrie delle interferenze con i sottoservizi, convocare la Conferenza dei Servizi, aggiornare il computo metrico al nuovo prezziario regionale e ridefinire la documentazione di gara.
Solo al termine di questo lavoro sarà possibile pubblicare un nuovo bando.
La vicenda rappresenta un caso emblematico di come i controlli preventivi dell’ANAC e il parere dell’Avvocatura dello Stato abbiano inciso direttamente su una delle opere pubbliche più importanti programmate dall’Università di Foggia, imponendo uno stop per evitare che un investimento strategico da oltre 17 milioni di euro si trasformasse in un lungo contenzioso amministrativo.

