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Criminalità organizzata tra Foggia e Napoli: così l’alleanza del crimine puntava ai profitti con truffe informatiche e frodi assicurative


FOGGIA – Un’alleanza criminale costruita non sulla territorialità, ma sulla convenienza economica. È il quadro emerso dalla vasta inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia e condotta dalla Polizia Postale, che ha portato allo smantellamento di un’associazione per delinquere operativa in tutta Italia, con due basi strategiche tra Foggia e Napoli.

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L’operazione rappresenta l’ennesima dimostrazione di come la criminalità organizzata sia oggi capace di superare i confini geografici e le tradizionali appartenenze, stringendo collaborazioni tra gruppi diversi pur di massimizzare i profitti attraverso sofisticati reati informatici e frodi finanziarie.

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L’indagine, particolarmente complessa, ha richiesto il lavoro di numerosi investigatori e di personale altamente specializzato nel contrasto ai crimini informatici. Un’attività investigativa durata mesi, caratterizzata da analisi telematiche, accertamenti bancari, intercettazioni e verifiche documentali che hanno consentito di ricostruire l’intera rete criminale.
Sono state eseguite 20 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati: nove persone sono finite in carcere, nove agli arresti domiciliari e due sono state sottoposte all’obbligo di dimora.

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Secondo gli inquirenti, l’organizzazione avrebbe movimentato oltre 700 mila euro attraverso un articolato sistema di phishing, riciclaggio e frodi assicurative. L’efficace collaborazione tra investigatori, istituti bancari e compagnie assicurative ha inoltre permesso di bloccare ulteriori operazioni illecite e recuperare circa 400 mila euro.

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Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’operazione, il procuratore della Repubblica di Foggia, Enrico Infante, ha evidenziato come lo Stato continui a rafforzare il proprio impegno non soltanto nella lotta alla criminalità organizzata tradizionale, ma anche contro quei fenomeni delittuosi che incidono direttamente sulla sicurezza economica dei cittadini.
L’inchiesta ha ricostruito un’organizzazione definita “bicefala”, con un vertice operativo nel Foggiano e uno nell’area napoletana. La competenza dell’indagine è stata attribuita alla Procura di Foggia poiché, secondo l’ipotesi accusatoria, proprio nel capoluogo dauno veniva realizzato il reato più grave, ossia il riciclaggio dei proventi delle truffe.
Tra gli indagati figurano soggetti già noti alle forze dell’ordine, ma anche persone incensurate. Tra queste emerge la figura di un dipendente di una compagnia assicurativa, ritenuto dagli investigatori un elemento fondamentale del sistema fraudolento grazie all’accesso a informazioni riservate.
Le indagini hanno fatto emergere due distinti filoni criminali. Il primo riguardava sofisticate truffe di phishing: le vittime venivano contattate da falsi operatori bancari o da sedicenti appartenenti alle forze dell’ordine che, sfruttando il timore di presunte operazioni sospette sui conti correnti, convincevano i malcapitati a trasferire il denaro su conti apparentemente sicuri ma, in realtà, controllati dall’organizzazione.

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Il secondo filone investigativo ha interessato le frodi ai danni delle compagnie assicurative. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, grazie alla complicità del dipendente infedele il gruppo riusciva a conoscere in anticipo i sinistri in fase di liquidazione, falsificava documenti e assegni e incassava risarcimenti destinati ai legittimi beneficiari.
L’operazione conferma come la criminalità organizzata stia evolvendo sempre più verso modelli imprenditoriali, privilegiando competenze tecnologiche, infiltrazioni nei sistemi economici e alleanze tra gruppi operanti in territori diversi. Un fenomeno che rende indispensabile il lavoro congiunto di magistratura, Polizia Postale, esperti di reati informatici e istituti finanziari per contrastare organizzazioni sempre più sofisticate e in grado di colpire cittadini e imprese su scala nazionale.

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