Intercettazioni ROS, la telefonata che riaccende il caso Ponte: “Abbiamo una buona notizia”. Gli inquirenti: possibile riferimento a informazioni riservate
Le intercettazioni del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri, ricostruite dai principali quotidiani nazionali, pongono al centro dell’inchiesta una telefonata del 2 ottobre 2025 tra Pietro Ciucci e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, allora componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina.
Secondo quanto emerge dalle trascrizioni agli atti, Saccomanno avrebbe contattato Ciucci annunciando di avere una “buona notizia”. L’amministratore delegato avrebbe risposto con una battuta: “Abbiamo vinto al Totocalcio?”. L’avvocato avrebbe replicato: “Ancora no, ma potremmo vincere”, chiedendo quindi un incontro riservato per riferire personalmente il contenuto della notizia.
Per la Procura, quella conversazione potrebbe assumere un significato ben diverso da un semplice scambio informale. Gli investigatori ipotizzano infatti che la “buona notizia” potesse riguardare informazioni riservate sull’andamento della procedura davanti alla Corte dei Conti, che sarebbero state acquisite attraverso l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele – oggi indagato e dimessosi dalla presidenza del Collegio dei revisori del Consiglio superiore della magistratura dopo l’emersione dell’inchiesta – oppure tramite altri appartenenti all’organo di controllo.
Nello stesso procedimento risultano indagati, oltre a Saccomanno e Miele, anche l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, presidente dell’associazione Accademia Calabria.
L’interpretazione degli inquirenti sembrerebbe entrare in contrasto con quanto sostenuto finora da Pietro Ciucci, il quale ha sempre dichiarato di non essere stato a conoscenza di eventuali tentativi posti in essere da Saccomanno per influenzare il controllo di legittimità esercitato dalla Corte dei Conti attraverso il magistrato Miele. Sul piano amministrativo, Ciucci ha nel frattempo confermato l’intenzione di tornare al Cipess entro la fine di giugno per ottenere una nuova delibera, da sottoporre successivamente alla Corte dei Conti entro luglio, con l’obiettivo di avviare i cantieri nell’ultimo trimestre dell’anno.
Dagli atti dell’inchiesta emerge inoltre una frase attribuita al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Secondo quanto riferito da Saccomanno nel corso di una conversazione telefonica con Franco Gemoli, responsabile della comunicazione della Lega in Calabria e non indagato, dopo la bocciatura del progetto da parte della Sezione controllo della Corte dei Conti del 29 ottobre 2025, il ministro gli avrebbe scritto: “Se i magistrati vogliono la guerra, la guerra sia”.
Il giorno successivo alla decisione della magistratura contabile era previsto un convegno dedicato al Ponte sullo Stretto presso il Salone della Giustizia. Tommaso Miele, secondo quanto emerge dalle intercettazioni, avrebbe deciso di non partecipare per evitare di esporsi pubblicamente contro i colleghi che avevano contribuito al pronunciamento negativo. In una conversazione del 31 ottobre 2025, riportata negli atti, Miele avrebbe espresso giudizi fortemente critici nei confronti dei magistrati della Sezione controllo.
Sempre nelle conversazioni intercettate, Saccomanno manifesta preoccupazione per le conseguenze della decisione della Corte, affermando che ci sarebbe stato “l’assalto alla diligenza”. Gemoli gli fa notare quella che considera un’incongruenza tra le premesse della vicenda e l’esito finale della decisione, osservando come il presidente della Corte avesse seguito da vicino la pratica. La replica di Saccomanno è netta: “L’avranno messo in minoranza”.
Nella stessa telefonata, Saccomanno riferisce inoltre di non sapere se Salvini avrebbe partecipato al convegno, aggiungendo che il ministro sarebbe stato particolarmente irritato dopo il pronunciamento della Corte. L’avvocato definisce poi la decisione della magistratura contabile un provvedimento “eversivo”, sostenendo che la bocciatura fosse collegata alla riforma della Corte dei Conti allora in discussione, destinata – a suo dire – a limitarne i poteri: “E questa è la risposta, capito? Questa è la risposta”.
L’inchiesta è tuttora nella fase delle indagini preliminari. Le ricostruzioni contenute nelle intercettazioni e le ipotesi formulate dagli investigatori dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria nel corso dell’eventuale processo, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza degli indagati fino a una sentenza definitiva.

