Foggia:Auto rubate e ricambi “ripuliti”: quando l’ingegno criminale costruisce un’industria parallela
FOGGIA – Non si tratta soltanto di furti d’auto. Dalle carte dell’inchiesta della Procura di Foggia emerge il quadro di un presunto sistema criminale capace di trasformare veicoli rubati in una vera e propria filiera commerciale, organizzata nei minimi dettagli e in grado, secondo gli investigatori, di generare profitti illeciti per oltre 2,5 milioni di euro.

L’ordinanza cautelare firmata dal gip Carlo Portano, che ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari da parte dei carabinieri, descrive una struttura che avrebbe operato come una vera azienda parallela: approvvigionamento della materia prima, smontaggio, catalogazione dei componenti,

stoccaggio nei depositi, imballaggio, spedizione e rivendita finale. Una catena produttiva clandestina che, secondo l’accusa, aveva trasformato il mercato dei ricambi in un business altamente redditizio.
È proprio questo aspetto a colpire maggiormente. Mentre cittadini e imprese oneste affrontano ogni giorno norme, controlli, costi e difficoltà burocratiche, la criminalità organizzata dimostra ancora una volta una capacità di adattamento e innovazione che spesso appare sorprendente. Un’ingegnosità piegata però a fini illeciti, capace di sfruttare falle del sistema e di costruire meccanismi sofisticati per occultare la provenienza della merce.

Secondo la ricostruzione investigativa, dopo il furto le automobili sarebbero state rapidamente smontate e private degli elementi identificativi. I pezzi meccanici e di carrozzeria venivano quindi immessi sul mercato attraverso canali apparentemente regolari, accompagnati da documentazione ritenuta falsa o comunque idonea a nasconderne l’origine. Una strategia che avrebbe consentito ai componenti di tornare in circolazione senza destare sospetti.
Per la Procura, il presunto promotore dell’organizzazione sarebbe stato Francesco Leonardo Dimmito, titolare della Dimmito Car srl, società che secondo l’accusa avrebbe rappresentato la copertura commerciale per la vendita dei ricambi provenienti da veicoli rubati. Attorno a lui, sempre secondo gli inquirenti, una rete di soggetti con compiti specifici: dalla preparazione dei pezzi alla gestione delle spedizioni, fino ai contatti con i clienti e alla compravendita dei componenti.

L’elenco delle vetture finite al centro dell’indagine restituisce inoltre la dimensione del Vaticano fenomeno. Tra i modelli indicati nell’ordinanza figurano Land Rover Evoque, BMW Serie 1, Alfa Romeo Stelvio, Jeep Compass, Volvo XC40, Audi A3, Audi RS6, Mercedes GLB e numerose altre vetture di ampia diffusione. Un catalogo che testimonia come il mercato illecito dei ricambi possa alimentarsi indistintamente di utilitarie, crossover e auto di fascia alta.
Le misure cautelari hanno portato alla custodia in carcere di Massimo Battaglino, Francesco Leonardo Dimmito e Savino Pasticci, mentre Sergio Calvio, Salvatore Cortese, Giuseppe Gasparro, Giuseppe Intellicato e Massimiliano Merra sono stati posti agli arresti domiciliari. Altre persone risultano indagate a vario titolo.
Nelle motivazioni dell’ordinanza, il gip evidenzia la gravità delle contestazioni e il rischio di reiterazione dei reati, richiamando anche il ruolo che alcuni indagati avrebbero avuto all’interno del presunto sistema.
L’inchiesta offre uno spaccato inquietante di come la criminalità moderna non si affidi più soltanto alla forza o all’intimidazione, ma a modelli organizzativi sempre più complessi, capaci di imitare le dinamiche dell’economia legale. Un fenomeno che dimostra come l’inventiva e le competenze, quando vengono messe al servizio dell’illegalità, possano trasformare un semplice furto in un’attività industriale clandestina.
Resta fermo che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

