Molise:Crollo del ponte sul Trigno indagini in accelerazione, tra ipotesi sulle cause e ricerca del disperso
La Procura della Repubblica sta imprimendo una forte accelerazione alle indagini sul crollo del ponte sul Fiume Trigno, avvenuto lo scorso 2 aprile, e sulla scomparsa di Domenico Racanati, disperso mentre attraversava il viadotto alla guida della propria auto. Il fascicolo aperto contro ignoti e il sequestro dell’area hanno segnato l’avvio di un’inchiesta complessa, che punta a chiarire non solo la dinamica del cedimento, ma anche eventuali responsabilità nella manutenzione e nella gestione dell’infrastruttura.
Fin dalle prime fasi, le attività investigative hanno coinvolto un dispositivo interforze articolato: Polizia Stradale, Vigili del Fuoco, Guardia Costiera, Carabinieri Forestali e reparti specializzati hanno operato con il supporto di tecnologie avanzate. Tra queste, metal detector, magnetometri terrestri e marini, sistemi sonar e Side Scan Sonar, strumenti fondamentali per scandagliare il fondale del fiume e individuare eventuali tracce del veicolo e del disperso.
Le ricerche si stanno concentrando in un’area situata a circa 70 metri dalla foce, dove sono state rilevate anomalie del campo magnetico compatibili con la possibile presenza di masse metalliche sommerse. Tuttavia, le condizioni del letto fluviale, rese instabili dal crollo, rendono le operazioni particolarmente difficili e lente.
Per completare le verifiche sarà necessario ricorrere a interventi di dragaggio mirato del fiume, indispensabili per rimuovere sedimenti accumulati e consentire una lettura più chiara del fondale. Un passaggio considerato cruciale non solo per le ricerche, ma anche per la ricostruzione tecnica dell’evento.
Le possibili cause del crollo: un quadro ancora da definire
Sebbene le indagini siano ancora in corso, gli accertamenti tecnici si concentrano su alcune ipotesi principali che potrebbero aver contribuito al cedimento del viadotto.
Tra le cause più probabili viene considerato il progressivo degrado strutturale, legato all’invecchiamento dei materiali e a eventuali carenze nella manutenzione ordinaria e straordinaria. Infrastrutture di questo tipo, se non adeguatamente monitorate, possono sviluppare criticità invisibili all’esterno, come corrosione delle armature interne e perdita di resistenza dei punti di giunzione.
Un altro elemento sotto osservazione riguarda l’azione dell’acqua e l’erosione delle fondazioni. I fenomeni di “scour”, ovvero l’asportazione dei materiali di supporto attorno ai piloni a causa della corrente fluviale, rappresentano una delle principali cause di cedimento dei ponti in ambito idraulico. Eventi di piena o variazioni improvvise del livello del fiume possono accelerare questo processo, compromettendo la stabilità dell’intera struttura.
Non si escludono inoltre fattori legati a possibili eventi meteorologici intensi, che potrebbero aver aumentato la portata del fiume nelle ore o nei giorni precedenti al crollo, aggravando condizioni già critiche.
Il coordinamento istituzionale e i prossimi passi
La Procura ha convocato per il 15 luglio un tavolo tecnico con ministeri, enti locali e forze dello Stato. L’obiettivo è coordinare le attività ancora necessarie: il completamento delle ricerche del disperso, la conclusione della consulenza tecnica, le valutazioni per il futuro dissequestro dell’area e il ripristino della viabilità.
Parallelamente, si dovrà affrontare anche il tema del recupero ambientale dell’area fluviale, profondamente modificata dal crollo del viadotto e dalle operazioni di soccorso. Un intervento complesso che richiederà tempo, risorse e un coordinamento tra competenze ingegneristiche e ambientali.
In attesa delle conclusioni ufficiali della consulenza tecnica, il caso resta aperto e al centro dell’attenzione investigativa: solo gli accertamenti potranno stabilire con precisione se il crollo sia stato causato da un cedimento strutturale improvviso o da un insieme di fattori progressivi che hanno portato, nel tempo, al collasso del ponte.

