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Puglia: Corte dei conti e Acquedotto Pugliese scoppia il caso governance. Tra controlli deboli e accuse politiche


BARI – La relazione della Corte dei conti sul bilancio 2024 dell’Acquedotto Pugliese ha riaperto un fronte politico delicatissimo in Regione Puglia, riportando al centro del dibattito il tema dei controlli sulle società partecipate e sulla gestione delle risorse pubbliche.

Il documento, trasmesso al Parlamento e redatto dal consigliere istruttore Pierpaolo Grasso, evidenzia criticità nella governance, soprattutto in materia di compensi dirigenziali, consulenze e applicazione delle linee guida regionali. Un quadro che, pur non configurando rilievi penali, viene letto come un campanello d’allarme sulla tenuta dei meccanismi di controllo.

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Stipendi, deroghe e regole non sempre applicate
Tra i punti più discussi della relazione emerge il tema delle retribuzioni dei vertici aziendali. Secondo la Corte, la Regione avrebbe fissato già nel 2021 un tetto ai compensi dei dirigenti delle partecipate, ma tali limiti non sarebbero stati applicati in modo uniforme.
Nel caso del direttore generale pro tempore, il trattamento economico complessivo — tra parte fissa, premi di risultato e benefit — avrebbe sfiorato i 200 mila euro annui, con possibili scostamenti rispetto alle soglie indicate dalle linee guida regionali.

La relazione segnala inoltre che alcune decisioni gestionali, come proroghe e trattenimenti in servizio, non sarebbero state adeguatamente condivise con gli organi amministrativi dell’azienda, evidenziando un deficit di trasparenza procedurale.

Il nodo dei controlli regionali
Il punto politicamente più sensibile riguarda però il rapporto tra Regione e società partecipata. La Corte dei conti sottolinea come il sistema di indirizzo e vigilanza non abbia sempre garantito un controllo stringente sull’attuazione delle direttive.
È su questo aspetto che si concentra il dibattito politico. Le opposizioni e diversi osservatori chiamano in causa l’assetto di governance regionale, sostenendo che il presidente della Regione Michele Emiliano e l’assessore al bilancio Raffaele Piemontese non avrebbero esercitato un controllo sufficientemente incisivo sull’attuazione delle regole da parte della partecipata.

Si tratta, al momento, di valutazioni politiche e interpretazioni del quadro amministrativo, mentre la Corte dei conti si limita a descrivere criticità nei meccanismi di coordinamento e vigilanza.

Il caso Acquedotto Pugliese e il cambio di fase
La relazione evidenzia tuttavia anche un elemento di discontinuità: con il nuovo assetto gestionale avviato nel 2026, la società avrebbe intrapreso un percorso di revisione dei compensi e riduzione di alcuni benefit, segnale di un tentativo di riallineamento alle indicazioni regionali.
Un passaggio che viene interpretato come l’avvio di una fase di maggiore rigore nella gestione interna.

Sanità e conti regionali: un clima già teso
Il dibattito si inserisce in un contesto politico già acceso, segnato anche dalle discussioni sui conti della sanità regionale e sui disavanzi emersi nelle verifiche degli organi di controllo.
La contemporaneità di più rilievi contabili contribuisce ad alimentare una narrativa politica di crescente pressione sui conti pubblici regionali, anche se si tratta di ambiti amministrativi differenti.

Che cosa sta succedendo davvero?
Più che di una “scoperta improvvisa”, il quadro delineato dalla Corte dei conti sembra quello di un sistema di governance complesso, in cui le regole esistono ma non sempre risultano applicate con la stessa rigidità in tutti i livelli decisionali.
Il nodo centrale diventa quindi politico e amministrativo: rafforzare i controlli sulle partecipate o lasciare maggiore autonomia gestionale?

Una domanda che ora pesa direttamente sulla Regione e sulla sua classe dirigente, mentre il caso Acquedotto Pugliese entra a pieno titolo nel confronto politico pugliese.

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