SAN SEVERO(FG):DALLA POLITICA AL VELENO LA CADUTA DI UN COMUNE TRA RANCORI, REGOLAMENTI DI CONTI E IL COMMISSARIAMENTO
Le dimissioni del sindaco Colangelo non rappresentano soltanto la fine anticipata di un’amministrazione. Sono il punto di arrivo di una lunga stagione di tensioni, divisioni e conflitti che hanno progressivamente avvelenato il clima politico e istituzionale della città, fino a renderne inevitabile il commissariamento.
In questo scenario, la figura dell’ex sindaco Miglio emerge come quella che molti individuano quale principale catalizzatore di un sistema alimentato più da rivalità personali che da confronto politico. Non il solo responsabile della crisi, ma certamente il perno attorno al quale si sono aggregate contrapposizioni, rancori e logiche di schieramento che hanno finito per paralizzare la vita amministrativa.
La sua lunga presenza sulla scena politica locale ha continuato a esercitare un’influenza ben oltre la conclusione del mandato. Una presenza che, secondo i suoi detrattori, non si sarebbe tradotta in un ruolo di pacificazione o di guida istituzionale, ma avrebbe contribuito a mantenere aperte fratture e contrapposizioni, favorendo un clima di permanente conflitto.
Da qui nasce l’immagine di un “groviglio di bassi sentimenti”: un intreccio di invidie, risentimenti, ambizioni personali e regolamenti di conti che, nel tempo, ha sostituito il dibattito sui problemi reali della comunità. Un frullatore di bassissima energia politica e morale che ha travolto ogni livello della società locale, contaminando professionisti, associazioni, gruppi di interesse e semplici cittadini.
In questo contesto si sono inseriti personaggi privi di qualsiasi visione amministrativa, attratti esclusivamente dalla possibilità di ritagliarsi uno spazio di potere o di visibilità. Figure che hanno alimentato polemiche, sospetti e divisioni, contribuendo a degradare ulteriormente il livello del confronto pubblico.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una città privata della sua guida politica, affidata a un commissario prefettizio chiamato oggi a ristabilire ordine amministrativo e credibilità istituzionale.
La vera domanda, tuttavia, riguarda il futuro. Perché la crisi non si supera semplicemente con nuove elezioni. Occorre ricostruire una cultura politica fondata sul rispetto delle istituzioni, sul confronto delle idee e sulla capacità di anteporre l’interesse collettivo alle rivalità personali.
Il commissariamento rappresenta una sconfitta per l’intera classe dirigente locale. Ma può anche diventare un’occasione per voltare pagina, chiudere definitivamente la stagione dei rancori e restituire alla città una prospettiva fondata sulla responsabilità, sulla competenza e sul bene comune.

