San Giovanni Rotondo(FG):Assalti ai bancomat, quando il crimine diventa routine nelle cronache quotidiane
Ancora un bancomat fatto saltare in aria, ancora una notte interrotta da un boato che scuote il sonno di cittadini e residenti. Questa volta è accaduto a San Giovanni Rotondo, dove un gruppo di malviventi a volto coperto ha preso di mira lo sportello ATM della filiale Monte dei Paschi di Siena di piazza Europa, nel cuore del centro cittadino. Un copione ormai tristemente noto, che si ripete con una frequenza tale da rischiare di trasformare un grave fenomeno criminale in una notizia ordinaria.

L’assalto è avvenuto intorno alle quattro del mattino. Secondo le prime ricostruzioni, i banditi avrebbero utilizzato la cosiddetta “tecnica della marmotta”, un sistema esplosivo impiegato per forzare i caveau degli sportelli automatici. Non è ancora chiaro se il colpo sia andato a segno o se i malviventi siano stati costretti a fuggire senza bottino. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri della compagnia locale, che hanno provveduto alla messa in sicurezza dell’area e all’avvio delle indagini. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona sono ora al vaglio degli investigatori.
L’esplosione ha provocato ingenti danni alla struttura bancaria e all’edificio che ospita la filiale. Ma ciò che colpisce maggiormente è la frequenza con cui episodi simili si stanno verificando. Con quello di San Giovanni Rotondo salgono infatti a circa diciassette gli assalti ai bancomat registrati dall’inizio dell’anno in provincia di Foggia, tra colpi riusciti e tentativi falliti. Un dato allarmante che conferma la presenza di gruppi criminali altamente specializzati e capaci di operare con rapidità e precisione.
Il rischio, tuttavia, non riguarda soltanto la sicurezza pubblica e il contrasto alla criminalità organizzata. Gli istituti di credito si trovano infatti di fronte a una sfida sempre più complessa. Le banche stanno investendo in nuovi sistemi di protezione, tecnologie anti-esplosione e dispositivi di neutralizzazione del denaro. Tuttavia, in alcune aree particolarmente colpite, la soluzione più semplice potrebbe essere quella di ridurre il numero degli sportelli automatici o addirittura chiuderli.
Una prospettiva che apre scenari preoccupanti per i cittadini. Nei piccoli centri, soprattutto quelli già interessati da fenomeni di spopolamento e riduzione dei servizi, la scomparsa degli ATM significherebbe maggiori difficoltà nell’accesso al contante e nell’effettuazione di numerose operazioni bancarie. Anziani, commercianti e persone meno avvezze agli strumenti digitali rischierebbero di essere i soggetti più penalizzati.
Il paradosso è evidente: la criminalità non colpisce soltanto le banche, ma finisce per incidere direttamente sulla qualità della vita delle comunità locali. Ogni bancomat distrutto rappresenta non solo un danno economico, ma anche un ulteriore passo verso la desertificazione dei servizi essenziali nei territori più fragili.
Eppure, mentre il numero degli assalti continua a crescere, le cronache sembrano raccontare questi episodi con una crescente assuefazione. I titoli si susseguono quasi identici, le dinamiche si ripetono, i numeri aumentano. Il rischio è che l’opinione pubblica finisca per considerare normale ciò che normale non è affatto.
Dietro ogni esplosione non c’è soltanto un reato contro il patrimonio. C’è una sfida aperta allo Stato, alle forze dell’ordine, al sistema bancario e soprattutto ai cittadini che vedono progressivamente restringersi la rete dei servizi disponibili sul territorio. Per questo gli assalti ai bancomat non possono essere relegati a semplici fatti di cronaca. Sono il sintomo di un fenomeno criminale strutturato che merita attenzione, strategie efficaci e una risposta condivisa prima i che l’emergenza si trasformi in una nuova e pericolosa normalità

