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PUGLIA:DECARO SALVA STARACE LA PRUDENZA DEL GARANTISMO E IL TRAMONTO DELLA VECCHIA ETICA POLITICA


BARI – Prudenza, garantismo e attesa degli sviluppi giudiziari. È questa la linea scelta dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, dopo l’avviso di garanzia notificato all’assessora al Turismo Maria Grazia Starace e al sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Foggia.
«Un’ipotesi di reato non è una condanna», ha dichiarato il governatore, spiegando che «non si può agire d’impulso» davanti a una vicenda definita «delicata», nella quale aspetti pubblici e privati si intrecciano. Una presa di posizione che, nei fatti, conferma la fiducia politica nell’assessora e allontana, almeno per il momento, qualsiasi ipotesi di dimissioni o revoca delle deleghe.

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Una scelta che trova solide basi nel principio della presunzione di innocenza, cardine dello Stato di diritto. Nessuno può essere considerato colpevole fino a una sentenza definitiva e Decaro ha deciso di attenersi rigorosamente a questo principio, evitando processi sommari e condanne preventive.
Ma la politica, soprattutto in Italia, non è fatta soltanto di diritto. È fatta anche di opportunità, sensibilità istituzionale e responsabilità pubblica. Ed è proprio su questo terreno che si apre una riflessione più ampia.

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Nella cosiddetta Prima Repubblica, e spesso anche negli anni successivi, un semplice avviso di garanzia era sufficiente a provocare dimissioni immediate o autosospensioni. Non perché vi fosse una condanna, ma perché prevaleva l’idea che le istituzioni dovessero essere tutelate da qualsiasi ombra o sospetto. Era una cultura politica nella quale l’opportunità veniva spesso considerata importante quanto la legittimità giuridica.
Oggi il quadro appare profondamente cambiato. Dopo decenni di inchieste concluse senza condanne e di carriere politiche travolte da accuse poi rivelatesi infondate, il garantismo è diventato il principio prevalente.

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L’avviso di garanzia non viene più considerato un punto di arrivo ma un atto iniziale dell’attività investigativa. Di conseguenza, molti amministratori scelgono di restare al proprio posto fino all’accertamento definitivo dei fatti.
È il segno di un cambiamento culturale e politico che divide l’opinione pubblica. Per alcuni rappresenta una conquista di civiltà giuridica, perché evita condanne mediatiche anticipate. Per altri segna invece l’abbandono di quella severità etica che un tempo induceva i rappresentanti delle istituzioni a fare un passo indietro anche solo per salvaguardare il prestigio dell’incarico ricoperto.
La decisione di Decaro si colloca esattamente in questo nuovo equilibrio. Da un lato la tutela delle garanzie individuali e il rifiuto di giudizi affrettati; dall’altro il dibattito politico su quale debba essere oggi il confine tra responsabilità giudiziaria e responsabilità politica.

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Il tempo dirà se la prudenza del governatore si rivelerà una scelta lungimirante o se le opposizioni troveranno nuove ragioni per contestarla. Di certo, la vicenda Starace fotografa perfettamente l’evoluzione della politica italiana: un mondo nel quale i principi del garantismo hanno progressivamente sostituito la cultura delle dimissioni preventive, modificando profondamente il rapporto tra etica pubblica, giustizia e potere.
Come cambiano i tempi. E, con essi, cambiano anche i criteri con cui la politica giudica se stessa.

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