San Severo(FG):Il Palazzo contro la città
SAN SEVERO, LA POLITICA È MORTA: È RIMASTA SOLO LA LOTTA PER IL POTERE
Da anni a San Severo la politica sembra essere scomparsa. Al suo posto sono rimasti comunicati, dichiarazioni, post sui social, conferenze stampa e polemiche che spesso hanno un unico obiettivo: attirare l’attenzione dei cittadini su questo o quel protagonista della scena pubblica.

La politica, quella vera, dovrebbe essere fatta di idee, programmazione, visione e capacità di risolvere i problemi. Invece, negli ultimi dieci anni, i cittadini hanno assistito a un susseguirsi di crisi amministrative, cambi di casacca, ribaltoni, tensioni interne e continue battaglie per la sopravvivenza delle maggioranze.
È una storia che si ripete da troppo tempo.
Bisogna riconoscere che durante l’amministrazione Miglio, pur tra mille difficoltà, esisteva una capacità di controllo politico che riusciva a mantenere compatta la maggioranza. Molti ricordano quella frase rivolta ai consiglieri comunali: «Se volete andare a casa e perdere il vostro compenso, ditelo e dimettetevi». Un metodo certamente discutibile, ma che spesso riusciva a bloccare sul nascere qualsiasi tentativo di destabilizzazione politica.

Allo stesso tempo va riconosciuto che riusciva a gestire dirigenti e funzionari comunali, non senza problemi, garantendo comunque una certa tenuta amministrativa.In alcuni casi isolava i dirigenti che non seguivano le sue indicazioni e in altre non li rendeva partecipe della gestione amministrativa.Ma almeno andava avanti.
Oggi il quadro appare molto diverso.
A San Severo si sta consumando l’ennesima crisi politica che rischia di lasciare non semplici ferite, ma un solco profondo e difficilmente rimarginabile nel rapporto tra cittadini e istituzioni.
Le dichiarazioni dell’ex assessore Marino e quelle del sindaco Colangelo hanno portato alla luce una situazione che ormai non può più essere nascosta. Accuse reciproche, polemiche pubbliche, azzeramento della giunta e una maggioranza attraversata da divisioni interne hanno offerto ai cittadini uno spettacolo che genera soprattutto amarezza e sfiducia.Ma bisogna dire che toccare la sfera sessuale della sindaca Colangelo è veramente troppo. Sicuramente la Procura della Repubblica di Foggia tramite la DIGOS acquisirà la registrazione del consiglio comunale dove si evincono le dichiarazioni della Colangelo.
La domanda che dovrebbe interrogare tutta la classe dirigente cittadina è una sola: che fine ha fatto la moralità pubblica?
Quando una maggioranza implode tra scontri interni, dimissioni, rimpasti e trattative continue per mantenere in piedi gli equilibri politici, il rischio è che l’interesse generale venga percepito come un elemento secondario rispetto alla conservazione del potere.
Anche le opposizioni sembrano limitarsi a denunciare il fallimento dell’amministrazione attraverso comunicati e dichiarazioni.Ma in realtà non fa nulla perché sa che oggi il cittadino sanseverese ha capito realmente la situazione. Tuttavia sarebbe ingiusto ignorare che molte delle difficoltà attuali sono state ereditate. Il sindaco Colangelo si è trovato a governare una macchina amministrativa caratterizzata da problemi strutturali, da rapporti spesso difficili con alcuni dirigenti e da tensioni interne che hanno finito per rallentare l’azione di governo.La sindaca doveva cambiare i dirigenti o almeno farli ruotare ma alcuni assessori e consiglieri non hanno consigliato di farlo perché legati.
Ma questo non basta a giustificare tutto.
Molti assessori che avrebbero dovuto rappresentare il motore del cambiamento non sono riusciti a produrre risultati concreti per la città. In troppi casi la politica è sembrata ridursi a fotografie, video e presenza sui social network, mentre San Severo continuava ad attendere risposte.
I cittadini non chiedono slogan. Chiedono lavoro.
Non chiedono polemiche. Chiedono sicurezza.
Non chiedono guerre interne. Chiedono servizi efficienti.
Non chiedono dirette Facebook. Chiedono sviluppo.
Soprattutto chiedono opportunità per i giovani, che continuano a guardare altrove perché nella loro città non vedono prospettive.Nella sua gestione personale Miglio ha dato un posto di lavoro a rotazione tra servizi ambientali e gestione della sosta e vigilanza a circa 100 persone. Metodo discutibile ma efficiente.
La vera emergenza di San Severo non è soltanto la crisi di una giunta o la fragilità di una maggioranza. La vera emergenza è una politica che appare sempre più concentrata sulla difesa delle proprie posizioni e sempre meno impegnata nella costruzione di una visione per il futuro della città.
È qui che il tema della moralità pubblica diventa centrale.
Governare significa assumersi responsabilità, anteporre il bene comune agli interessi personali, rinunciare alle convenienze quando queste entrano in conflitto con gli interessi della comunità.
La fiducia dei cittadini non crolla da un giorno all’altro. Si consuma lentamente. Si logora attraverso le contraddizioni, le promesse non mantenute, i giochi di potere e le continue crisi che trasformano il dibattito politico in una permanente guerra di poltrone.
Ogni volta che una trattativa appare finalizzata esclusivamente alla sopravvivenza amministrativa e non alla soluzione dei problemi della città, la distanza tra il Palazzo e i cittadini aumenta.
San Severo merita di più.
Merita una politica che torni a parlare di sviluppo, lavoro, infrastrutture, sicurezza, cultura e futuro. Merita amministratori capaci di assumersi le proprie responsabilità e di mettere da parte personalismi e rivalità.
Perché il rischio più grande non è la caduta di una giunta o la fine di una maggioranza.
Il rischio più grave è che i cittadini smettano definitivamente di credere nelle istituzioni.
E quando si perde la fiducia dei cittadini, non fallisce soltanto una classe politica.
Fallisce l’intera comunità.

