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Puglia:Truffe alle assicurazioni, arrestati carabinieri, medici e avvocati “False annotazioni per rendere credibili incidenti mai avvenuti”


Un sistema articolato e ben organizzato che avrebbe trasformato falsi incidenti stradali in richieste di risarcimento milionarie, grazie anche al coinvolgimento di pubblici ufficiali.

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È quanto emerso dall’inchiesta coordinata dalla Procura di Trani e condotta dai carabinieri di Andria, che ha portato all’arresto di sei persone — cinque finite in carcere e una ai domiciliari — e alla denuncia di altre 26.
Tra gli arrestati figurano due carabinieri, due medici e due avvocati, accusati a vario titolo di falso ideologico in concorso, frode assicurativa, depistaggio in processo penale, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e corruzione di incaricato di pubblico servizio. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe messo in piedi un vero e proprio “sistema di falsificazione di sinistri stradali” finalizzato all’ottenimento illecito di risarcimenti assicurativi per oltre 100mila euro.
Le indagini si sono concentrate sul periodo compreso tra ottobre 2024 e marzo 2025, ma alcuni episodi sospetti risalgono anche agli anni precedenti. Gli accertamenti hanno consentito di documentare almeno 12 falsi incidenti stradali, mentre altri 20 sono ancora al vaglio degli inquirenti per presunte incongruenze nelle denunce e nella documentazione sanitaria presentata alle compagnie assicurative.
Determinante, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato il ruolo dei carabinieri coinvolti. I militari avrebbero redatto “false annotazioni di servizio” attribuendo credibilità e attendibilità a incidenti mai avvenuti o descritti in modo difforme dalla realtà. Un intervento che avrebbe consentito di rafforzare le richieste di risarcimento e superare i controlli delle compagnie assicurative.
Gli episodi contestati mostrano un meccanismo studiato nei dettagli. In molti casi gli incidenti avrebbero coinvolto persone legate da rapporti di parentela o relazioni sentimentali. Frequentemente comparivano anche cittadini stranieri, soprattutto di origine rumena, alla guida di veicoli immatricolati in Romania o Bulgaria.
Emblematico il caso del 30 gennaio 2023 a Canosa di Puglia: secondo gli investigatori, le due persone indicate come coinvolte nel sinistro si trovavano in realtà in Romania, mentre contemporaneamente risultavano presenti al Pronto soccorso dell’ospedale di Cerignola per ottenere certificazioni mediche utili alla pratica assicurativa. Nonostante ciò, avrebbero poi firmato il modulo di constatazione amichevole dell’incidente.

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Un secondo episodio contestato risale invece al 16 ottobre 2023: uno dei veicoli indicati come coinvolti in un sinistro nel territorio pugliese sarebbe stato, in quel momento, all’estero. A confermarlo sarebbero stati gli accertamenti sui tracciati GPS e sui dati di localizzazione.
Le verifiche investigative, infatti, si sono basate anche sull’analisi dei tabulati telefonici e dei sistemi di geolocalizzazione dei mezzi coinvolti. In diversi casi, i cellulari degli indagati risultavano agganciati a celle telefoniche lontane dai luoghi in cui gli incidenti sarebbero avvenuti.
Secondo gli inquirenti, fondamentale sarebbe stato anche il contributo dei professionisti sanitari e legali coinvolti nell’indagine. I medici avrebbero rilasciato certificazioni, prognosi e attestazioni di invalidità prive di reale riscontro clinico, ma funzionali a sostenere le richieste risarcitorie. Gli avvocati, invece, avrebbero gestito le pratiche assicurative utilizzando quella documentazione per ottenere gli indennizzi.
L’inchiesta resta aperta e gli investigatori stanno ora verificando eventuali ulteriori episodi analoghi e possibili collegamenti con altre pratiche sospette presentate negli ultimi anni

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