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Dalla Campania alla Puglia: il traffico illecito di rifiuti che avvelena il territorio


Un sistema organizzato, ramificato e ben collaudato che per anni avrebbe trasformato vaste aree della Puglia settentrionale in discariche abusive a cielo aperto.

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È questo il quadro inquietante emerso dall’operazione condotta dai carabinieri del NOE di Bari e Napoli, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha portato alla luce un traffico illecito di rifiuti provenienti soprattutto dalla Campania e destinati alle campagne pugliesi.

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I numeri dell’inchiesta sono impressionanti: 126 episodi documentati, oltre 2 milioni e mezzo di euro di profitto illecito, 60 automezzi sequestrati e 10 società coinvolte. Diciannove le misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Bari per associazione finalizzata al traffico illecito di rifiuti.
Il sistema dello smaltimento illegale
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo criminale operava principalmente tra il Salernitano e il Beneventano, raccogliendo enormi quantità di rifiuti urbani, differenziati, ospedalieri e in alcuni casi anche speciali. Una volta caricati sui mezzi pesanti, i rifiuti venivano trasportati verso la Puglia attraverso documentazione falsa o alterata, così da aggirare eventuali controlli lungo il tragitto.

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Le indagini, iniziate nell’ottobre del 2023 e protrattesi per meno di due anni, hanno evidenziato l’esistenza di una rete composta da broker, trasportatori compiacenti e fiancheggiatori locali, soprattutto nell’area del Cerignolano. I camion, spesso motrici con rimorchio cariche di tonnellate di immondizia, percorrevano centinaia di chilometri per raggiungere cave dismesse, capannoni abbandonati, terreni agricoli e casolari isolati nel nord della Puglia.
In molti casi i proprietari dei terreni erano ignari di quanto stesse accadendo nelle loro campagne.
La Capitanata tra le aree più colpite
La provincia di Foggia risulta tra le zone maggiormente coinvolte dall’inchiesta. In particolare i comuni di Apricena, Poggio Imperiale, Torremaggiore e San Severo sarebbero stati utilizzati come aree di sversamento o deposito temporaneo dei rifiuti.
A San Severo, secondo quanto emerso, diversi carichi venivano depositati nella zona P.I.P., alle porte della città. Una situazione che aveva già sollevato interrogativi e segnalazioni da parte della stampa locale. Resta infatti difficile comprendere come mezzi pesanti carichi di rifiuti possano attraversare piccoli centri abitati, spesso durante le ore notturne, senza destare sospetti o senza essere intercettati.
Anche lungo la strada che collega San Severo ad Apricena sarebbero stati individuati enormi accumuli di rifiuti all’interno di recinzioni private e terreni isolati.

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Rifiuti bruciati e aria irrespirabile
Uno degli aspetti più allarmanti riguarda il metodo utilizzato per eliminare rapidamente le tracce dello smaltimento illecito. Dopo essere stati abbandonati nelle campagne o nei capannoni, molti rifiuti venivano incendiati.
Le colonne di fumo nero e tossico sprigionavano nell’aria sostanze altamente nocive, rendendo intere zone irrespirabili e creando un gravissimo rischio ambientale e sanitario per i residenti. In alcuni casi gli sversamenti sarebbero avvenuti persino all’interno di aree protette, come il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, aggravando ulteriormente il danno ambientale.
Un business milionario tra criminalità organizzata e colletti bianchi
L’inchiesta conferma ancora una volta come il traffico illecito di rifiuti rappresenti uno dei business più redditizi per la criminalità organizzata. Smaltire legalmente tonnellate di rifiuti speciali comporta costi elevatissimi per aziende e impianti di trattamento. Affidarsi a canali illegali consente invece di abbattere drasticamente le spese, generando enormi profitti.
Secondo gli investigatori, il sistema si reggeva grazie alla collaborazione tra criminalità campana, soggetti locali e professionisti compiacenti. Trasportatori muniti delle necessarie autorizzazioni avrebbero infatti fatto da copertura ai carichi illeciti, consentendo ai camion di viaggiare apparentemente in regola.
Le 350 tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente provenivano da impianti situati nelle province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno. Un traffico interregionale che dimostra l’esistenza di un’organizzazione strutturata e capace di operare su vasta scala.
Il silenzio e le domande ancora aperte
L’operazione del NOE rappresenta un duro colpo a un sistema criminale che per anni avrebbe avvelenato il territorio pugliese. Tuttavia restano numerosi interrogativi: com’è possibile che decine di camion abbiano attraversato indisturbati piccoli centri e campagne? Chi ha visto e taciuto? E soprattutto, quanti altri siti illegali non sono stati ancora scoperti?
La vicenda riporta al centro dell’attenzione il tema delle ecomafie e della necessità di rafforzare controlli, videosorveglianza e monitoraggio del territorio, soprattutto nelle aree rurali più isolate.
Perché dietro ogni cumulo di rifiuti abbandonati non c’è soltanto un reato ambientale, ma un attacco diretto alla salute dei cittadini, all’agricoltura e al futuro del territorio.

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