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BARI:GIUSTIZIA A RILENTO, IL PROCESSO PISICCHIO SLITTA ANCORA


Nuova udienza fissata al 14 ottobre 2026 : in autunno il Tribunale deciderà sulle intercettazioni
BARI – La macchina della giustizia continua a procedere a passo lento. Slitta infatti al prossimo 14 ottobre l’udienza del processo che vede imputato l’ex assessore regionale pugliese Alfonsino Pisicchio insieme ad altre sette persone, accusate a vario titolo di corruzione, turbata libertà degli incanti, falso e truffa.

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Un rinvio che allunga ulteriormente i tempi di un procedimento giudiziario già complesso e che ruota attorno a una serie di intercettazioni telefoniche finite al centro dello scontro tra Procura e difese. Sarà il Tribunale di Bari, infatti, a sciogliere soltanto in autunno la riserva relativa all’utilizzabilità delle conversazioni intercettate, dopo le opposizioni sollevate dai legali degli imputati.
L’ennesimo stop processuale riaccende così il dibattito sui tempi della giustizia italiana, spesso incompatibili con l’esigenza di accertare rapidamente eventuali responsabilità e di garantire risposte certe ai cittadini e alle istituzioni coinvolte.
Nel corso dell’ultima udienza è stata inoltre ammessa la costituzione di parte civile della Regione Puglia, che ha deciso di partecipare al processo per tutelare la propria immagine e i propri interessi. L’ammissione riguarda però tutti i capi d’imputazione ad eccezione di uno riferito proprio alla posizione di Pisicchio.
Il procedimento rappresenta uno dei filoni giudiziari più delicati degli ultimi anni in ambito politico-amministrativo pugliese e coinvolge presunti episodi legati alla gestione di appalti e incarichi pubblici. Ma intanto il calendario giudiziario continua ad allungarsi.

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Per conoscere le decisioni del collegio sulle eccezioni difensive e sul destino delle intercettazioni bisognerà dunque attendere ottobre, con il rischio concreto che il processo entri ancora una volta in una fase di stallo.
Un’attesa che pesa non solo sugli imputati e sulle parti coinvolte, ma anche sull’opinione pubblica, sempre più spesso costretta a fare i conti con i tempi lunghi della giustizia italiana.

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