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Youfoggiasport:Puglia del pallone, tra sogni infranti e società senza bussola


Il calcio pugliese attraversa uno dei momenti più delicati degli ultimi anni. Da nord a sud della regione, tra Serie B e Serie C, emerge un quadro fatto di incertezze societarie, progetti poco chiari e tifoserie sempre più disilluse. Da Foggia a Barletta, passando per Cerignola, Monopoli e Bari, la sensazione è quella di un movimento che fatica a trovare stabilità e visione.
Gestire oggi una società professionistica non è semplice. Servono competenze manageriali, programmazione, strutture adeguate e soprattutto disponibilità economiche importanti. In Serie C, così come in Serie B, i costi sono elevati e gli errori si pagano immediatamente. Ma ciò che preoccupa maggiormente è l’impressione che molte proprietà navighino a vista, senza una direzione precisa.
Il caso più clamoroso delle ultime ore riguarda il Barletta 1922. Con una nota ufficiale, il presidente Marco Arturo Romano ha comunicato la sospensione dell’iscrizione al campionato di Serie C, rinviando a data da destinarsi l’assemblea straordinaria prevista per il 29 maggio 2026.
Una situazione pesante, nata dopo la diffida legale presentata dal socio Michele Dibenedetto, che contesta la regolarità della cessione di alcune quote societarie e chiede che non vengano esercitati diritti collegati ad esse fino al chiarimento definitivo della loro validità. Una vicenda che rischia di compromettere il futuro sportivo del club e che alimenta ulteriore confusione attorno a una piazza storica e passionale.
Ma Barletta non è un caso isolato.
Il Calcio Foggia 1920 continua a vivere stagioni tormentate, tra risultati altalenanti, contestazioni e difficoltà nel costruire un progetto tecnico duraturo. A SSC Bari, nonostante una piazza da Serie A, regna ancora l’incertezza sul futuro e sulle reali ambizioni della proprietà. Anche realtà virtuose come Audace Cerignola e Monopoli 1966 sembrano oggi sospese tra la voglia di crescere e la difficoltà di sostenere economicamente un calcio sempre più esigente.
Il problema è strutturale. In Puglia manca spesso una progettualità solida e condivisa. Si vive troppo di entusiasmo momentaneo e troppo poco di pianificazione. Le tifoserie continuano a rappresentare il vero patrimonio del calcio pugliese, ma da sole non bastano più.
Servono dirigenti preparati, investimenti seri e idee chiare. Perché il rischio è che intere piazze storiche finiscano schiacciate da improvvisazione, conflitti interni e promesse mai mantenute.
E mentre altre regioni consolidano modelli sostenibili e ambiziosi, il calcio pugliese continua a rincorrere se stesso, prigioniero di una crisi che ormai non può più essere ignorata.

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