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Foggia, estorsioni e cinismo mafioso: “Questi soldi non sono per noi, ma per i carcerati”


Foggia. Il volto più crudo e cinico della criminalità foggiana emerge dalle quasi 500 pagine dell’ordinanza cautelare che ieri ha portato all’arresto di 18 persone, nell’ambito di un maxi blitz antimafia condotto dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Tra i diversi episodi ricostruiti, uno in particolare rivela la freddezza e la spietatezza dei presunti estorsori: le richieste di denaro al gestore del Replay Club, nota discoteca di via Trento, nel quartiere Ferrovia, non erano “per divertirsi” o “per arricchirsi”, ma per finanziare i compagni detenuti e spartire la torta tra diverse batterie criminali.
“Questi soldi qua noi li dobbiamo mandare ai carcerati, non sono per noi”, è una delle frasi più inquietanti riportate nell’ordinanza. Una dichiarazione che restituisce la misura del cinismo di chi, senza esitazione, trasforma il bisogno di sicurezza e il lavoro di un imprenditore in un meccanismo di profitto per la criminalità organizzata.
Secondo la Dda, il Replay Club sarebbe stato al centro di una duplice pressione estorsiva maturata all’interno degli equilibri criminali della Società Foggiana: da una parte le richieste dei cugini Perdonò, dall’altra quelle del gruppo capeggiato da Francesco “Stuppin” Abbruzzese e dai fratelli Alessandro e Pasquale Moffa.
Il cuore dell’episodio è la richiesta di una “tangente” mensile: 400 euro al mese che, secondo l’accusa, il gestore sarebbe stato costretto a versare. Denaro destinato non al lusso personale degli estorsori, ma al mantenimento di affiliati già in carcere, in un macabro paradosso di solidarietà criminale. Una cifra apparentemente piccola, ma carica di significato: il pagamento sistematico diventa il simbolo di una pressione costante, di un ricatto psicologico che non lascia scampo, dove ogni centesimo contribuisce a rafforzare la rete mafiosa, anche dietro le sbarre.
L’inchiesta smaschera così un volto della criminalità lontano dalle scenografie televisive, mostrando la realtà più fredda e crudele: quella di chi sfrutta la paura e il lavoro altrui per alimentare un circuito di violenza e sopraffazione, senza alcun rispetto per la legge o per la vita quotidiana dei cittadini.

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