Foggia, maxi operazione contro le estorsioni mafiose: 18 arresti. Il procuratore Rossi: “Eliminare i collegamenti tra carcere e l’esterno”
Foggia, maxi operazione contro le estorsioni mafiose: 18 arresti. Il procuratore Rossi: “Eliminare i collegamenti tra carcere e esterno”

FOGGIA – Una vasta operazione della Squadra Mobile del capoluogo dauno ha portato oggi all’arresto di 18 persone, 16 in carcere e 2 ai domiciliari, con accuse a vario titolo di estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, oltre che di detenzione di armi e traffico di droga. L’inchiesta, coordinata dalla magistratura antimafia, ha ricostruito almeno 14 episodi estorsivi ai danni di imprenditori del territorio, soprattutto nei settori energetico e agricolo.

Le indagini hanno documentato un sistema criminale strutturato, attivo tra ottobre 2024 e novembre 2025, con richieste di denaro calibrate sulle capacità economiche delle vittime. In un caso, secondo quanto emerso, sarebbe stata imposta una “tangente” pari al 10% del valore di un appalto. Tra gli episodi contestati figura anche un tentativo di estorsione organizzato direttamente dal carcere, con richieste veicolate tramite social network e indicazioni precise su chi avrebbe dovuto riscuotere il denaro.
Particolarmente significativo il quadro ricostruito dagli investigatori sulle modalità di comunicazione tra detenuti e soggetti all’esterno, ritenuto uno degli snodi cruciali dell’attività criminale.

Su questo punto è intervenuto con fermezza il procuratore della Procura Distrettuale Antimafia di Bari, Rossi, che ha sottolineato la necessità di interrompere ogni canale comunicativo tra carcere e territorio:
“Bisogna eliminare qualsiasi mezzo di comunicazione dal carcere all’esterno, altrimenti tutti i nostri sforzi svaniscono”.
Una dichiarazione che evidenzia uno dei nodi centrali dell’inchiesta: la capacità delle organizzazioni criminali di continuare a esercitare pressione estorsiva anche dall’interno degli istituti penitenziari.

Tra gli arrestati figura anche Saverio Bruno, coinvolto in un contesto già segnato da episodi di sangue legati a precedenti agguati. Parallelamente, le indagini hanno portato al fermo di Giuseppe Robustella di Manfredonia, già arrestato in flagranza per porto illegale di arma clandestina e ora indagato anche per il duplice tentato omicidio di Saverio Bruno e del padre Pasquale.

L’operazione si inserisce in un più ampio quadro investigativo volto a colpire le reti estorsive che, secondo gli inquirenti, continuano a esercitare forte pressione sul tessuto economico locale, sfruttando intimidazioni, armi e connessioni criminali radicate sul territorio.

