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Foggia:Piano da oltre 150 assunzioni senza confronto: maggioranza spaccata e tensione alle stelle

Il nuovo Piano triennale delle assunzioni del Comune di Foggia sta trasformandosi da atto amministrativo a detonatore politico. Non tanto — o non solo — per i numeri, già di per sé rilevanti, ma per il metodo con cui sarebbe stato portato avanti: secondo diverse indiscrezioni, senza un reale coinvolgimento preventivo dei partiti di maggioranza. Un silenzio che, nelle ultime ore, avrebbe innescato uno scontro interno dai toni insolitamente accesi.
Un piano imponente, ma sbilanciato
I numeri sono chiari: oltre 150 assunzioni nell’arco di tre anni, tra contratti a tempo determinato e indeterminato, progressioni verticali, trattenimenti in servizio e scorrimenti di graduatorie già esistenti. Un intervento massiccio, che però — ed è qui una delle principali criticità — punterebbe soprattutto su profili amministrativi più che tecnici.
Una scelta che lascia perplessi osservatori e addetti ai lavori: l’ente, infatti, avrebbe un fabbisogno strutturale di figure tecniche, soprattutto in settori strategici come lavori pubblici e gestione dei fondi. Eppure, le “infornate” principali sembrano orientate altrove, privilegiando percorsi più rapidi come lo scorrimento delle graduatorie.
Le scadenze: dirigenti e avvicendamenti
Nel 2026 sono previsti concorsi per quattro dirigenti: due tecnici e due amministrativi. Tra questi, anche la sostituzione di Francesco Paolo Affatato, oggi al Suap e prossimo alla pensione.
Due posti sarebbero riservati al personale interno, un segnale politico preciso: stabilizzare figure già inserite nell’apparato, in particolare gli ex art. 110. Tuttavia, non mancano i movimenti in uscita: Irene Licari, dirigente dell’Area Opere Pubbliche PNRR, sarebbe pronta a lasciare dopo aver vinto un concorso nella sua regione d’origine.
Nel 2027, invece, si guarda alla continuità: prevista la proroga fino a fine mandato del sindaco per il comandante della Polizia Locale Vincenzo Manzo e per un dirigente tecnico.
Il caso più controverso: i Servizi finanziari
Il punto che più di tutti sta alimentando tensioni è la proposta di “sdoppiare” i Servizi finanziari, creando due distinte dirigenze: una per le entrate e una per la spesa. Una soluzione considerata anomala rispetto a enti di dimensioni simili.
Il piano prevede anche il reclutamento di un dirigente contabile tramite concorso, ipotesi che affonda le radici in una precedente relazione commissariale ma che oggi viene riproposta con forza.
Qui si inserisce il parere negativo del dirigente Carlo Dicesare, che ha evidenziato due criticità sostanziali:
l’attuale dotazione organica non prevede un ulteriore dirigente contabile;
la macrostruttura dell’ente non sarebbe stata modificata preventivamente per accogliere questo cambiamento.
Lo scontro nella tecnostruttura
La risposta del segretario generale Alfredo Mignozzi sarebbe stata tutt’altro che diplomatica. Secondo quanto trapela, il segretario — figura di peso anche in ambito ANCI Puglia — non avrebbe gradito la bocciatura, ritenendola una sorta di invasione di campo.
Più che entrare nel merito delle scelte organizzative, Mignozzi avrebbe sollecitato Dicesare a riformulare il parere, limitandosi agli aspetti strettamente finanziari e lasciando all’amministrazione la piena titolarità delle decisioni strategiche.
Un cortocircuito evidente: da un lato la funzione tecnica chiamata a garantire la legittimità e sostenibilità degli atti, dall’altro la volontà politica di imprimere una direzione chiara — e rapida — al riassetto dell’ente.
La tensione politica: urla e fratture
Ma è sul piano politico che la situazione appare più delicata. Il mancato coinvolgimento dei partiti avrebbe generato malumori crescenti, sfociati — secondo indiscrezioni — in riunioni ad altissima tensione. Si parla di confronti durissimi, con toni sopra le righe e vere e proprie grida, segnale di una maggioranza sempre più divisa.
Il punto non è solo il merito del piano, ma il metodo: sentirsi esclusi da scelte così rilevanti, soprattutto quando incidono su equilibri interni e prospettive occupazionali, viene percepito come uno strappo politico difficilmente ricucibile.
Un piano che divide
In sintesi, il Piano triennale delle assunzioni si presenta come un intervento ambizioso ma carico di contraddizioni:
numeri elevati senza una chiara priorità tecnica;
riorganizzazioni strutturali controverse;
tensioni tra apparato politico e tecnostruttura;
e, soprattutto, una gestione che avrebbe escluso parte della maggioranza.
Il risultato è un clima incandescente, dove ogni scelta amministrativa rischia di trasformarsi in un terreno di scontro. E dove il vero nodo, più che le assunzioni in sé, sembra essere la tenuta stessa della coalizione di governo.

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