Foggia, l’omelia che scuote la città: “Caino, consegnati alla giustizia”
Foggia, l’omelia che scuote la città: “Caino, consegnati alla giustizia”
FOGGIA – Parole dure, dirette, senza spazio per ambiguità. Nell’omelia pronunciata durante i funerali di Dino Carta, il giovane personal trainer e volontario parrocchiale assassinato la sera del 13 aprile in via Caracciolo, l’arcivescovo della diocesi di Foggia-Bovino, mons. Giorgio Ferretti, ha lanciato un appello che è risuonato come un’accusa e insieme come un invito alla coscienza: “Caino, pentiti e consegnati alla giustizia”.
Davanti a una chiesa gremita e a una città ancora scossa dalla violenza del delitto, il presule ha scelto di partire da una delle pagine più drammatiche della Genesi, quella di Caino e Abele, per leggere quanto accaduto. “Entrambi sono figli di Dio – ha ricordato – ma Caino questo lo ha dimenticato. La sua vita è nutrita di sopruso, di violenza, di rancore. Vive nell’inferno di un cuore violento”.
Il parallelo con Dino Carta è stato immediato e carico di commozione. “Dio amava la vita di Dino – ha detto Ferretti – perché era un fratello, un amico, un marito, un padre, un credente. Onorava Dio con la sua vita, serviva la Chiesa, era disponibile verso i bisognosi”. Un ritratto che ha strappato silenzi e lacrime tra i presenti.
Poi il passaggio più forte: “La fraternità è stata violata, ancora una volta, in questa terra. Il sangue dell’innocente è stato sparso nelle strade di Foggia”. L’arcivescovo ha ripreso le parole bibliche rivolte a Caino – “Dov’è tuo fratello?” – trasformandole in una domanda attuale e bruciante: “Oggi anche noi ti chiediamo: dove sei? Che hai fatto? Il sangue di Dino grida dal suolo di questa città”.
Non solo denuncia, ma anche un appello esplicito all’assassino: “Pentiti. Consegnati alla giustizia. Ricorda che hai Dio come padre, e che Egli piange per il male che hai fatto. Nessuna colpa è troppo grande per non meritare perdono, ma il perdono nasce dal pentimento”.
Parole che hanno unito il richiamo alla responsabilità individuale a quello collettivo. L’arcivescovo ha sottolineato la presenza della comunità, delle istituzioni e della Chiesa accanto alla famiglia della vittima: “C’è lo Stato, c’è la città, c’è tanta gente che in questi giorni ha alzato la testa e ha camminato per le strade con coraggio, di fronte al male”.
Infine, il pensiero ai familiari di Dino, chiamati per nome in un momento di intensa partecipazione: un segno di vicinanza concreta, in una giornata segnata dal dolore ma anche da una richiesta forte di giustizia e verità.
L’omelia di mons. Ferretti resta così come uno dei momenti più significativi di queste ore: un messaggio che travalica il rito religioso e si rivolge all’intera comunità, chiamata a reagire, a non rassegnarsi e a non lasciare che la violenza diventi normalità.

