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Trasporto pubblico, l’affidamento ad ATAF è una bomba pronta a esplodere: caos politico, istruttoria incompleta e lavoratori nel limbo

L’affidamento in house del trasporto pubblico locale alla ATAF torna al centro del dibattito politico a Foggia, ma lo fa tra ombre, criticità e crescenti tensioni istituzionali. Quella che viene presentata come una soluzione per garantire continuità e tutela occupazionale rischia invece di trasformarsi in una vera e propria “bomba amministrativa”, pronta a esplodere se non si interverrà con decisioni chiare, anche se scomode.
I nodi critici dell’affidamento in house
Alla base delle perplessità vi è un impianto istruttorio giudicato da molti consiglieri incompleto e, in alcuni casi, potenzialmente illegittimo,per non dire fatto con i piedi.Mancano infatti elementi fondamentali richiesti dalla normativa: il piano economico-finanziario, il piano industriale e la relazione motivazionale rafforzata. Documenti essenziali per dimostrare che l’affidamento diretto sia realmente più efficiente ed economico rispetto a una gara pubblica.
L’assenza di questi strumenti non è un dettaglio tecnico, ma un vulnus sostanziale che mette in discussione l’intero procedimento. Senza una valutazione concreta dei costi e dei benefici, la scelta dell’in house appare più come una decisione politica che amministrativa, con il rischio di esporre l’ente a contenziosi e rilievi da parte degli organi di controllo.
Al ruolo marginale assegnato al Consiglio comunale. La proposta di delibera, infatti, si limita a ratificare un atto di indirizzo già adottato dalla Giunta nel luglio 2025, di fatto svuotando l’aula della sua funzione decisionale su una materia strategica come il trasporto pubblico.
Una procedura che divide anche la maggioranza
Le perplessità non arrivano soltanto dall’opposizione che cerca di avere un ruolo e di poter portare qualche voto alle prossime elezioni.Anche all’interno della maggioranza emergono dubbi significativi, in particolare tra i consiglieri del Movimento 5 Stelle, come Francesco Strippoli e Giovanni Quarato, che hanno scelto di sospendere il giudizio in attesa di ulteriori approfondimenti.
Una posizione che evidenzia una frattura politica e metodologica: non è tanto il merito della scelta a essere contestato, quanto il modo in cui si sta procedendo. Un metodo ritenuto frettoloso, poco trasparente e privo delle necessarie garanzie tecniche.
Il rischio di isolamento istituzionale
La decisione di puntare sull’in house si scontra inoltre con il quadro normativo regionale e nazionale, che attribuisce alla Provincia la competenza sull’organizzazione e l’affidamento del servizio di trasporto pubblico locale. Il tentativo del Comune di mantenere la gestione diretta rischia quindi di generare conflitti istituzionali e rallentamenti procedurali.
Non va sottovalutato neppure il mancato rispetto degli obblighi europei di trasparenza, come la pubblicazione preventiva sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea. Un passaggio che, ad oggi, non risulta essere stato effettuato e che potrebbe compromettere la legittimità dell’affidamento.
I lavoratori tra incertezza e tensioni
In questo scenario complesso, a pagare il prezzo più alto sono i lavoratori di ATAF, sempre più preoccupati per il proprio futuro. Le incertezze sulla procedura, unite ai ritardi e alle contraddizioni amministrative, hanno alimentato un clima di forte apprensione.
I sindacati chiedono garanzie concrete, in particolare sull’inserimento della clausola di salvaguardia occupazionale in caso di gara. Tuttavia, senza una decisione chiara e definitiva, il rischio è quello di lasciare centinaia di lavoratori sospesi in un limbo.
Ed è proprio su questo punto che emerge la necessità di fare “ciò che non si vuole fare, ma che si deve fare”: affrontare apertamente il nodo dei rapporti con i sindacati e definire una linea netta sulla gestione del personale, evitando soluzioni ambigue o rinvii.
L’affondo dell’opposizione:

Il ruolo di Mainiero
Tra le voci più critiche spicca quella del consigliere di opposizione Giuseppe Mainiero, che da tempo mette in discussione la gestione amministrativa del settore, in campagna elettorale aveva denunciato apertamente che l’attuale gestione affidata a funzionari gestiti sempre dal solito,dovevano essere sostituiti.
Mainiero ha più volte puntato il dito contro l’azienda sulla gestione superficiale senza criterio.sollevando dubbi sulla loro preparazione e sulla capacità di gestire una partita così delicata. Una critica dura, che non si limita al merito della delibera, ma investe direttamente la qualità della macchina amministrativa.
Ma il consigliere, si è allineato per l’intera operazione ,smentendo ciò che in campagna aveva detto. Ma tutta l’operazione rischia di trasformarsi in un boomerang per la sindaca Maria Aida Episcopo, soprattutto se non verranno chiariti tutti gli aspetti tecnici e normativi.
Una “bomba” pronta a esplodere
Il quadro complessivo è quello di una vicenda ancora lontana da una soluzione. I ritardi, le lacune istruttorie, le divisioni politiche e le tensioni sindacali compongono un mix potenzialmente esplosivo.
La definizione di questa partita come una “bomba” non appare quindi esagerata: senza un intervento deciso e trasparente, il rischio è quello di arrivare a una crisi amministrativa, con ripercussioni non solo politiche ma anche economiche e sociali.
Il tempo, intanto, scorre. E ogni rinvio rende più difficile trovare una soluzione che sia davvero nell’interesse della città, dei lavoratori e della tenuta istituzionale.

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