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Sanità pugliese, il paradosso del commissariamento: chi paga il conto?


“Oggi le comiche”, verrebbe da dire. Ma la situazione del Servizio sanitario della Regione Puglia è tutt’altro che divertente. Dopo anni di gestione finita sotto accusa per i conti in rosso, arriva la misura estrema: il commissariamento. Una decisione che solleva più di una domanda, soprattutto sul piano politico e delle responsabilità.

Il punto centrale è uno: come si è arrivati al “buco” nei conti della sanità regionale? Perché, se è vero che il commissariamento rappresenta uno strumento per rimettere ordine, è altrettanto evidente che interviene solo dopo che il danno si è già prodotto.

E allora le domande diventano inevitabili.
Chi guidava il bilancio regionale quando si accumulavano i disavanzi? Chi aveva la delega alla sanità mentre la spesa cresceva fuori controllo? I responsabili politici esistono, eppure il dibattito sembra concentrarsi solo sulla soluzione finale, non sulle cause.

Il rischio, concreto, è che il commissariamento diventi una scorciatoia: si azzera tutto, si riparte da capo, ma senza chiarire fino in fondo cosa non ha funzionato. E soprattutto, senza chiedere conto a chi avrebbe dovuto vigilare e intervenire per tempo.

Nel frattempo, a pagare sono i cittadini. Liste d’attesa, servizi ridotti, strutture in difficoltà: il prezzo del disordine amministrativo ricade, come sempre, su chi ha meno voce.

Il nodo resta politico prima ancora che tecnico. Perché risanare i conti è necessario, ma senza trasparenza e responsabilità il rischio è di ripetere gli stessi errori.

Il commissariamento può essere un punto di ripartenza. Ma senza verità sul passato, rischia di essere solo l’ennesimo punto e a capo.

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