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Forza Italia in crisi: l’affondo di Francesca Pascale scuote il partito in Puglia


La recente intervista di Francesca Pascale apre uno squarcio profondo sulle difficoltà strutturali di Forza Italia, soprattutto in Puglia, dove – secondo l’ex portavoce dei Comitati per il Sì al referendum sulla giustizia – il partito sarebbe ormai ridotto a una presenza marginale, priva di organizzazione e identità politica.
Il fallimento del referendum e le responsabilità interne
Dopo la sconfitta referendaria, Pascale punta il dito contro la classe dirigente nazionale e territoriale, accusata di aver ostacolato attivamente la campagna. In particolare, denuncia episodi in cui dirigenti locali, su indicazione dei vertici regionali, avrebbero persino rimosso il simbolo del partito dagli eventi ufficiali, come se si trattasse di un soggetto estraneo.
Un comportamento che, secondo Pascale, non solo ha contribuito alla debacle del referendum, ma ha anche accelerato il distacco tra il partito e il suo elettorato. Parole che riecheggiano le riflessioni già espresse in passato da Silvio Berlusconi, quando parlava di uno “schiaffo” ricevuto dai cittadini e della necessità di un profondo rinnovamento.
“In Puglia Forza Italia non esiste”
L’affondo più duro riguarda la situazione pugliese. Pascale non usa mezzi termini: «Forza Italia in Puglia non esiste». Mancano, a suo dire, una sede regionale, una linea politica chiara e una comunità coesa. Al centro delle critiche c’è il coordinatore regionale Mauro D’Attis, invitato esplicitamente a fare un passo indietro.
Secondo Pascale, D’Attis sarebbe isolato politicamente e incapace di costruire consenso, oltre ad aver gestito il partito con logiche personalistiche, arrivando – sempre secondo l’accusa – a penalizzare iniziative politiche per motivi di antipatia personale.
Congressi contestati e classe dirigente sotto accusa
Altro nodo critico riguarda la legittimità dei processi interni. Pascale parla di congressi “per alzata di mano”, privi di reale partecipazione democratica, in cui le decisioni sarebbero già predeterminate.
A ciò si aggiunge una gestione delle risorse umane ritenuta fallimentare: figure storiche come Luigi Vitali e giovani emergenti come Gabriele Elia sarebbero stati progressivamente marginalizzati, impedendo il ricambio e la crescita del partito.
Una crisi che va oltre la Puglia
La critica non si limita al livello regionale. Pascale sottolinea come la crisi coinvolga l’intero partito, citando anche figure nazionali come Maurizio Gasparri e segnalando un diffuso malcontento tra militanti e dirigenti, molti dei quali si starebbero rivolgendo a Giorgio Mulè, considerato punto di riferimento vicino alla famiglia Berlusconi, inclusa Marina Berlusconi.
Il dato più allarmante, secondo Pascale, è che oggi la maggioranza dell’area liberale un tempo riconducibile a Forza Italia si troverebbe fuori dal partito, in attesa di segnali concreti di cambiamento.
Il rischio di irrilevanza politica
La fotografia che emerge è quella di un partito in fibrillazione, incapace di fare politica attiva e sempre più distante dalla sua base storica. Da “forza trainante della coalizione” a soggetto “inconsistente”: una parabola che impone, secondo Pascale, un intervento radicale, a partire dal commissariamento dei coordinamenti regionali.
Nel frattempo, il Comitato per il Sì potrebbe trasformarsi in una nuova corrente interna, pronta a farsi sentire e a riorganizzare quell’area liberale oggi dispersa.
Conclusione
Le parole di Pascale rappresentano un atto d’accusa durissimo, ma anche un segnale politico preciso: senza una profonda riforma della classe dirigente e delle dinamiche interne, Forza Italia rischia di perdere definitivamente il proprio ruolo nello scenario politico italiano.

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