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Siamo di fronte a una scelta politica, non tecnica: ancora una volta si decide di privilegiare il solito soggetto privato a discapito della collettivitร . La sostanza degli atti รจ semplice, e proprio per questo รจ difficile da nascondere dietro il linguaggio tecnico di un provvedimento romanzato. La delibera del 27 febbraio 2026 ammette che, dopo la fase iniziale, gli incassi sono stati โmolto bassi rispetto alle previsioniโ e che per questo รจ stato avviato โuno studio di adeguamento al fine di riequilibrare il quadro finanziarioโ. Non solo: la nuova proposta delle aree di sosta viene dichiarata espressamente elaborata โdi concerto con la ditta appaltatriceโ per ottenere il riequilibrio del piano economico-finanziario, mentre il nuovo PEF stima entrate annue per 950.140,70 euro.
Il punto decisivo, perรฒ, รจ un altro: ciรฒ che oggi viene presentato come causa eccezionale di squilibrio era in gran parte giร scritto negli atti di gara come rischio della concessione. Il capitolato del 2020 fissava 2.370 stalli immediatamente disponibili e altri 389 su aree demaniali da rendere utilizzabili successivamente; soprattutto, stabiliva che il Comune poteva ridurre il numero degli stalli, modificare le aree, cambiare orari e tariffe, senza che il concessionario avesse โnulla a pretendereโ e senza che la quota concessoria potesse subire variazioni o sorgessero ulteriori pretese economiche. Eppure, la relazione tecnica del 2026 fonda il riequilibrio proprio sulla mancata consegna di 202 stalli dellโarea Cesarano e sulla tariffa sociale da 0,50 euro applicata a 743 stalli tra mercato giornaliero, mercato settimanale e cimitero, qualificando tutto questo come squilibrio oggettivo e non imputabile al concessionario.
Qui nasce la contraddizione piรน forte di tutta lโoperazione. Se il capitolato dice che il Comune puรฒ cambiare stalli e tariffe senza ulteriori pretese del privato, come si puรฒ sostenere oggi che quelle stesse variazioni giustificano una revisione cosรฌ profonda del piano economico? Il sospetto, leggendo in fila i documenti, รจ che un normale rischio di concessione venga oggi riletto come evento straordinario per consentire una correzione del contratto piรน favorevole alla ditta. Ed รจ un sospetto che pesa ancora di piรน perchรฉ il verbale di avvio del 6 giugno 2022 attestava giร lโesclusione dellโarea Cesarano, mentre la richiesta formale del nuovo PEF arriva solo il 18 dicembre 2025, cioรจ dopo anni di gestione giร ampiamente sperimentata.
Cโรจ poi il capitolo piรน delicato: quello degli incassi. La relazione 2026 presenta come prova del nuovo โinteresse pubblicoโ il fatto che i proventi della sosta devono confluire direttamente su un conto intestato al Comune, cosรฌ da garantire controllo diretto delle entrate e togliere al privato il maneggio del denaro. Ma questa non รจ una conquista nuova: il capitolato giร prevedeva un apposito conto presso la tesoreria comunale per il transito delle somme, con obbligo di versamento trimestrale alla tesoreria del Comune e rendicontazione completa; anche il contratto del 2021 richiama il trasporto dei contanti alla filiale bancaria della tesoreria comunale e il confluire degli introiti da abbonamenti presso la stessa filiale. Il problema, quindi, non รจ che il Comune nel 2026 abbia inventato una tutela in piรน. Il problema รจ che i Revisori dei conti, giร nel 2024, hanno scritto nero su bianco che il conto 2022 non era stato parificato perchรฉ la concessionaria riscuoteva su proprio conto e che, per il 2023, gli incassi complessivi non erano transitati in conti intestati allโEnte, con tanto di richiamo alla Corte dei conti e alla Procura regionale. In altre parole: ciรฒ che oggi viene venduto come interesse pubblico appare, prima di tutto, come la tardiva regolarizzazione di un obbligo che doveva giร essere rispettato.
Anche il presunto rischio di abbandono del servizio,
sbandierato per giustificare il nuovo assetto, regge poco. La relazione sostiene che lโapprovazione del PEF scongiura abbandono, contenziosi e interruzione di un servizio essenziale. Ma il capitolato blindava giร il Comune: in caso di sospensione o abbandono era prevista una penale di 10.000 euro al giorno; dopo dieci giorni scattavano escussione della garanzia definitiva, risoluzione per colpa grave e segnalazione allโANAC. Dunque, non รจ vero che lโente fosse senza armi. Piรน correttamente, lโente ha scelto di non usare fino in fondo le tutele giร previste e di puntare invece su una riscrittura dellโequilibrio economico della concessione.
E i numeri? Anche qui parlano da soli. La stessa relazione tecnica registra incassi reali per 478.334,09 euro nel 2023, 611.029,52 euro nel 2024 e 580.409,21 euro nel 2025, riconoscendo che si tratta di valori โnettamente inferioriโ alle attese iniziali. Nonostante questo, il nuovo PEF stima da subito 950.140,70 euro annui di introiti netti, 408.872,02 euro annui spettanti al Comune e un utile annuo del concessionario di 79.931,83 euro. ร una previsione molto piรน ottimistica della storia contabile degli ultimi anni. E cโรจ di piรน: la relazione 2026 parla di 100 posteggi demaniali, ma il PEF allegato mette a reddito due voci separate, entrambe indicate come โDEMANIO 100โ, per un totale di 200 stalli demaniali contabilizzati nella stima.
Le misure sociali sbandierate, poi, ci sono, ma non cambiano il cuore dellโoperazione. La delibera introduce lโabbonamento mensile ordinario da 60 euro, lโabbonamento per zona da 35 euro, lโabbonamento residenti da 50 euro, sei stalli rosa e fino a 100 โgreen passโ per auto elettriche a 200 euro lโanno, oltre alla tariffa ridotta di 0,50 euro per mercati e cimitero. Ma gli stessi atti chiariscono che il nuovo piano tariffario รจ costruito โin coerenza con il nuovo PEFโ e che la stima degli incassi tiene conto proprio delle agevolazioni e degli abbonamenti fidelizzati. In altre parole, queste misure non correggono socialmente il sistema: servono a far funzionare il nuovo equilibrio economico della concessione. Sarebbe stato invece doveroso che lโatto di modifica facesse piena luce anche sulle criticitร gestionali della societร , a partire dal personale effettivamente impiegato. Dei nove operatori della sosta, che secondo diverse ricostruzioni risulterebbero in numero dimezzato rispetto alle aspettative iniziali e assunti a tempo determinato, non si dice nulla. Eppure, si tratta di un aspetto tuttโaltro che secondario per valutare costi, qualitร e sostenibilitร del servizio. Anche su questo, il silenzio degli atti pesa.
Infine, cโรจ un dato politico del tutto evidente: non siamo di fronte a una scelta tecnica, neutrale o obbligata, bensรฌ a una precisa scelta politica che decide, ancora una volta, di spostare lโasse della tutela dallโinteresse pubblico a quello del concessionario privato. Invece di pretendere il rigoroso rispetto delle condizioni originariamente sottoscritte, lโAmministrazione ha preferito riscrivere le regole del gioco per rimettere in sicurezza la redditivitร della concessione. ร qui che si consuma il punto piรน grave dellโintera vicenda: il Comune non si comporta piรน come garante dei cittadini, ma come soggetto che accompagna e protegge lโequilibrio economico del privato.
E quando accade questo, i cittadini cessano di essere il fine dellโazione pubblica e diventano il mezzo attraverso cui si scaricano costi, sacrifici e convenienze decisi altrove.
Palombella Rossa

