Borgo Mezzanone(FG): Davvero nascerà il Villaggio dell’Accoglienza? Tra promesse, fondi e interrogativi sui tempi di Redazione
FOGGIA – Un progetto ambizioso, carico di valore simbolico e sociale, ma che solleva anche più di una domanda. L’area dell’ex Cara di Borgo Mezzanone, tra Foggia e Manfredonia, si prepara – almeno sulla carta – a diventare un moderno Villaggio dell’Accoglienza. Un intervento da 13,7 milioni di euro che promette di cancellare definitivamente le baraccopoli e restituire dignità abitativa a centinaia di lavoratori migranti.
Ma sarà davvero così semplice rispettare tempi e obiettivi?
Il piano prevede la riqualificazione completa dell’ex centro di accoglienza, con la realizzazione di miniappartamenti e moduli abitativi per un totale di 324 posti letto. Le nuove unità saranno suddivise tra alloggi familiari dotati di cucina e spazi più essenziali, organizzati attorno a servizi comuni. A completare il progetto, un centro polifunzionale con uffici, ambulatori, aule formative, palestra e perfino un auditorium.
Un cambio radicale rispetto all’attuale situazione: baracche fatiscenti, condizioni igienico-sanitarie precarie e un contesto spesso al limite della legalità. L’obiettivo dichiarato è trasformare un luogo simbolo di marginalità in un modello di integrazione e sostenibilità, anche grazie a interventi ambientali come impianti fotovoltaici, raccolta delle acque piovane e nuove aree verdi.
Eppure, dietro l’entusiasmo istituzionale, emergono dubbi concreti. Il finanziamento, proveniente dal Poc Legalità 2014-2020 del Ministero dell’Interno, viene presentato oggi come pienamente operativo. Tuttavia, fino a poco tempo fa, secondo diverse fonti locali, le risorse non risultavano ancora definitivamente assegnate o, comunque, non accompagnate da una progettazione esecutiva completa.
Un elemento che rende ancora più stringente il cronoprogramma: la gara d’appalto, pubblicata il 6 marzo, scadrà il 26 marzo. Da quel momento, l’impresa aggiudicataria avrà 215 giorni per completare i lavori. Tradotto: meno di sette mesi per trasformare radicalmente un’area complessa e degradata, con consegna fissata al 31 dicembre 2026.
Una tempistica che appare, a molti osservatori, estremamente serrata. Non solo per la portata dell’intervento edilizio, ma anche per le criticità storiche del sito: vincoli burocratici, possibili ricorsi nelle gare pubbliche, difficoltà logistiche e la gestione di un territorio ancora abitato da centinaia di persone in condizioni informali.
Il progetto nasce da un protocollo d’intesa firmato nel 2021 tra Regione Puglia, Ministero dell’Interno, Prefettura di Foggia e Agenzia del Demanio. Un percorso lungo, quindi, che solo ora sembra entrare nella fase operativa. Ma proprio questo ritardo accumulato negli anni alimenta lo scetticismo: perché l’accelerazione improvvisa? E soprattutto, sarà sufficiente a garantire un risultato concreto entro le scadenze imposte dai fondi europei?
Dal punto di vista politico e istituzionale, il Villaggio dell’Accoglienza rappresenta una scommessa importante: coniugare legalità, inclusione e sicurezza in un’area da sempre considerata fragile. Ma sul territorio resta una domanda fondamentale: si tratta di una reale svolta o dell’ennesimo annuncio destinato a scontrarsi con la complessità dei fatti?
Nei prossimi mesi sarà il cantiere – più che le dichiarazioni – a fornire le prime risposte. Perché a Borgo Mezzanone, più che altrove, la distanza tra progetti e realtà è sempre stata difficile da colmare

