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Orrore nel ghetto di San Severo: giovane gambiano ucciso a martellate dopo un litigio

Nel pomeriggio di ieri,un tragico episodio di violenza ha scosso la periferia di San Severo, in provincia di Foggia. Un giovane migrante originario del Gambia ha perso la vita al termine di un brutale litigio avvenuto nel cosiddetto “ghetto” dell’Arena, un insediamento informale dove vivono numerosi lavoratori stranieri.
Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la discussione tra due uomini sarebbe degenerata rapidamente in un’aggressione di estrema violenza. La vittima sarebbe stata colpita ripetutamente con un martello da un altro ospite della struttura. I colpi, sferrati con ferocia, non gli hanno lasciato scampo: le ferite riportate si sono rivelate fatali.
La scena che si sono trovati davanti i primi soccorritori è stata drammatica. I sanitari del 118 sono intervenuti tempestivamente nel tentativo disperato di salvare il giovane, ma ogni sforzo si è rivelato inutile. Il ragazzo è morto poco dopo, lasciando sgomenti i presenti e chi vive nell’area.
Sul posto sono giunte immediatamente anche le forze dell’ordine, che hanno isolato la zona e avviato le indagini per chiarire con precisione la dinamica dell’accaduto e individuare le responsabilità. Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze tra gli abitanti dell’insediamento e verificando ogni elemento utile a ricostruire le fasi della violenza che ha portato alla morte del giovane gambiano.
La notizia ha profondamente colpito la comunità locale. La sindaca Lidya Colangelo ha espresso il proprio cordoglio e quello dell’amministrazione comunale: «È una tragedia che addolora profondamente la nostra comunità. Di fronte a una perdita così drammatica non possiamo che stringerci nel dolore e ribadire la necessità di continuare a lavorare per prevenire situazioni di marginalità e violenza».
L’omicidio riaccende ancora una volta l’attenzione sulle condizioni di vita nei grandi insediamenti informali della zona, dove centinaia di braccianti stranieri vivono spesso in situazioni di forte precarietà. Nel frattempo, le indagini proseguono senza sosta per fare piena luce su quanto accaduto e assicurare alla giustizia il responsabile di un gesto tanto crudele quanto insensato.

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