Manfredonia(FG):Non scherzano, “ti vengono a sparare” l’ombra dei cerignolani sull’asse con il Gargano
Inchiesta “Mari e Monti”, nelle carte i rapporti tra garganici e cerignolani: “Quelli non scherzano, se sbagli vengono a spararti”
L’inchiesta “Mari e Monti” accende i riflettori sui rapporti tra gruppi criminali del Gargano e sodalizi cerignolani, delineando un intreccio di alleanze, equilibri e timori reciproci che attraversa la provincia di Foggia e non solo. Dalle carte emergerebbe un quadro fatto di collaborazione operativa ma anche di rispetto imposto dalla reputazione violenta di alcuni clan. In una intercettazione riportata negli atti, un indagato sintetizza così il peso dei cerignolani: “Quelli non scherzano, se sbagli vengono a spararti”.
Un’alleanza tra costa e pianura
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ricostruisce presunti legami tra esponenti della criminalità garganica — storicamente radicata nei centri del promontorio — e gruppi attivi a Cerignola, città da tempo considerata una delle principali roccaforti della criminalità organizzata pugliese.
Secondo gli investigatori, i rapporti non si limiterebbero a contatti sporadici, ma si inserirebbero in una logica di cooperazione su più fronti: traffico di sostanze stupefacenti, gestione di armi, supporto logistico e, in alcuni casi, recupero crediti con metodi intimidatori.
Il titolo dell’operazione, “Mari e Monti”, richiamerebbe proprio la saldatura tra le aree costiere del Gargano e l’entroterra della Capitanata.
Il “peso” dei cerignolani
Dalle intercettazioni emergerebbe un dato significativo: la percezione della forza e della pericolosità dei gruppi cerignolani. La frase “Quelli non scherzano” non sarebbe soltanto un’espressione colorita, ma la manifestazione di un equilibrio basato sulla deterrenza. Il timore di reazioni violente rappresenterebbe un elemento chiave nei rapporti tra i diversi sodalizi.
Cerignola, negli anni, si è distinta per la presenza di organizzazioni strutturate e capaci di operare anche fuori regione, soprattutto nel settore dei furti e delle rapine ai danni di mezzi pesanti e aziende. Questa reputazione avrebbe contribuito a consolidare un’immagine di affidabilità criminale e di spregiudicatezza che, secondo gli inquirenti, pesa nei rapporti con altri gruppi.
Equilibri e convenienze
L’inchiesta mette in evidenza come le relazioni tra garganici e cerignolani non sarebbero improntate a una subordinazione netta, ma piuttosto a un sistema di convenienze reciproche. Da un lato, la conoscenza del territorio e il controllo capillare di alcune aree del Gargano; dall’altro, la capacità operativa e la rete di contatti sviluppata dai gruppi cerignolani.
In questo contesto, la collaborazione nascerebbe dall’esigenza di rafforzare il potere economico e militare, ma anche di evitare conflitti interni che potrebbero attirare eccessiva attenzione investigativa. La storia recente della provincia di Foggia, segnata da faide e omicidi, dimostra infatti quanto fragile possa essere l’equilibrio tra clan.
Un territorio sotto pressione
L’operazione “Mari e Monti” si inserisce in un più ampio sforzo investigativo volto a contrastare le organizzazioni mafiose della Capitanata, un’area che negli ultimi anni ha registrato un crescente allarme sociale per episodi di violenza e intimidazione.
Le carte dell’inchiesta restituiscono l’immagine di una criminalità capace di superare i confini comunali e di creare sinergie funzionali agli affari illeciti. Allo stesso tempo, mostrano come il rispetto tra gruppi sia spesso fondato sulla paura e sulla consapevolezza delle conseguenze in caso di “sgarro”.
Il procedimento è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria e sarà il processo a stabilire responsabilità e ruoli. Resta però il quadro delineato dagli investigatori: una rete criminale che unisce “mari e monti”, dove la reputazione e la forza intimidatrice continuano a essere moneta di scambio nei rapporti tra clan.

