LEGGE ELETTORALE PUGLIA, SCATTA IL SETTIMO RICORSO: ANCHE GIANNI STEA SFIDA LO SBARRAMENTO AL TAR
Non si placa la tempesta legale e politica intorno alla legge elettorale della Regione Puglia. Il fronte dei ricorrenti si allarga ulteriormente con il deposito del settimo ricorso presso il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) di Bari. A firmare l’impugnazione è Gianni Stea, ex assessore regionale e coordinatore della lista “Avanti Popolari”, rimasta fuori dal Consiglio Regionale per non aver superato la soglia di sbarramento fissata al 4% per le liste in coalizione.
Il nodo del contendere: il “metodo di calcolo”
Al centro della battaglia legale guidata da Stea – e che ricalca le tesi già sostenute nei ricorsi presentati da Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) e dal collega di lista Alessandro Leoci – non c’è la soglia in sé, quanto il criterio matematico utilizzato per determinarla.
Secondo i ricorrenti, la legge elettorale pugliese verrebbe applicata in modo distorto. La soglia del 4%, infatti, viene attualmente calcolata prendendo come base il totale dei voti validi complessivi, includendo però anche le preferenze espresse esclusivamente per i candidati alla Presidenza (il cosiddetto “voto solo al presidente”).
L’effetto “asticella alzata”
Il punto politico e tecnico è cruciale: includendo i voti diretti al governatore nel denominatore del calcolo, il numero totale di voti necessari per raggiungere il 4% aumenta sensibilmente. Se la soglia fosse invece calcolata – come richiesto da Stea e dagli altri ricorrenti – sulla somma dei soli voti ottenuti dalle liste, il quorum necessario per entrare in via Capruzzi si abbasserebbe, permettendo potenzialmente a formazioni come “Avanti Popolari” o “Avs” di superare il blocco e ottenere rappresentanza.
Secondo i legali di Stea, questo meccanismo determina un “innalzamento sostanziale e indebito” della soglia di sbarramento, creando una disparità che penalizzerebbe le liste più piccole all’interno delle coalizioni, alterando la volontà popolare espressa attraverso il voto di lista.
Scenari politici
L’accoglimento di uno di questi ricorsi potrebbe provocare un vero e proprio terremoto politico in Puglia. Se il Tar dovesse dare ragione a Stea e ai suoi alleati di battaglia, la ripartizione dei seggi del Consiglio Regionale andrebbe integralmente rivista, con il rischio (o l’opportunità, a seconda dei punti di vista) di vedere estromessi alcuni consiglieri attualmente in carica per fare spazio ai rappresentanti delle liste escluse.
Il settimo ricorso segna dunque un nuovo punto di pressione su una legge elettorale che, a distanza di tempo dalle elezioni, continua a essere il terreno di scontro principale tra la vecchia guardia politica e le nuove interpretazioni del diritto elettorale.

