Mala sanità in Puglia, tra accuse e silenzi: di chi è davvero la responsabilità?
La parola è finalmente uscita, anche se con ritardo e non senza ambiguità. La Regione Puglia, oggi targata Antonio Decaro, ha “sputato il rospo” su una sanità che da anni mostra crepe profonde, disservizi cronici e responsabilità mai chiarite fino in fondo. Una verità che, secondo molti, l’ex presidente Michele Emiliano non sarebbe mai riuscito – o voluto – dire con la stessa chiarezza.
Ora il rischio è quello già visto troppe volte: uno scaricabarile politico fatto di accuse reciproche, distinguo, comunicati e interviste. Un rimpallo di colpe che alimenterà il dibattito mediatico, offrendo a stampa e televisioni materiale abbondante, ma che difficilmente produrrà soluzioni concrete nel breve periodo.
Nel frattempo, però, c’è chi paga davvero il prezzo più alto di questa situazione: i malati. Sono loro a subire le liste d’attesa interminabili, i reparti sovraffollati, la carenza di personale e di strutture adeguate. Sono loro a vivere sulla propria pelle le contraddizioni di un sistema che sulla carta dovrebbe garantire il diritto alla salute, ma che nei fatti spesso lo rende un percorso a ostacoli.
Accanto ai pazienti ci sono i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari, troppo spesso indicati come capri espiatori di una “mala sanità” che in realtà nasce altrove. Sono loro a stare in prima linea, a prestare cure, soccorsi e interventi in condizioni difficili, con turni massacranti e risorse insufficienti. Chiedere efficienza senza fornire mezzi adeguati è una delle discrepanze più evidenti di questo sistema.
La vera responsabilità, allora, non può essere ridotta a un singolo nome o a una sola stagione politica. È il risultato di anni di scelte mancate, di riforme annunciate e mai completate, di una gestione che ha spesso preferito il consenso alla programmazione, la propaganda alla prevenzione.
Oggi più che mai serve un atto di onestà collettiva. Prima delle polemiche, prima delle rivendicazioni, prima delle strategie elettorali.
Mettiamoci tutti una mano sulla coscienza.
Perché la sanità non è un terreno di scontro politico, ma un bene essenziale. E ogni ritardo, ogni silenzio, ogni discrepanza non ricade sui palazzi del potere, ma sui letti degli ospedali.

