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Foggia:Inchiesta “New Life”Don Uva,la procura apre al patteggiamento perché l’accordo parte dal pm


Nel marzo 2025 la procura di Foggia ha avanzato una proposta di patteggiamento per 25 dei 32 indagati coinvolti nell’inchiesta sui presunti maltrattamenti ai danni di pazienti oligofrenici ospitati nella struttura sociosanitaria-riabilitativa Don Uva di via Lucera. Le pene richieste oscillano da un minimo di quattro mesi a un massimo di due anni, quattro mesi e otto giorni di reclusione, con sospensione condizionale per tutte le condanne fino a due anni.
Il pubblico ministero ha chiarito che la proposta di accordo è stata formulata “in considerazione dell’incensuratezza e del comportamento processuale” degli indagati. Molti di loro, infatti, nel corso degli interrogatori di garanzia, hanno reso dichiarazioni confessorie ed etero-accusatorie, contribuendo alla ricostruzione dei fatti e al consolidamento del quadro accusatorio.
Perché è la procura a proporre il patteggiamento
Contrariamente a quanto spesso si pensa, il patteggiamento non è un istituto riservato all’iniziativa della difesa. L’articolo 444 del codice di procedura penale consente che la proposta di applicazione della pena venga formulata anche dal pubblico ministero, soprattutto quando ricorrono precise condizioni: prove solide, imputati incensurati, ammissioni di responsabilità e l’interesse pubblico a una definizione rapida del procedimento.
In questo caso, la procura ha ritenuto che il patteggiamento rappresenti uno strumento utile per:
evitare un processo lungo e traumatico, soprattutto per le vittime vulnerabili;
cristallizzare le responsabilità penali senza il rischio di prescrizioni o dibattimenti complessi;
premiare la collaborazione degli indagati che hanno ammesso i fatti;
concentrare l’azione penale ordinaria sui casi più gravi o su chi non intende aderire all’accordo.
I legali degli indagati non “subiscono” la proposta: ciascun imputato resta libero di accettarla o respingerla. I 25 coinvolti avranno tempo fino alla chiusura delle indagini preliminari per formalizzare l’adesione; successivamente la procura deciderà chi rinviare a giudizio.
Le accuse: violenze sistematiche e abusi
Secondo l’impianto accusatorio, le violenze all’interno della struttura si sarebbero protratte per mesi. I pazienti – persone con gravi disabilità cognitive – sarebbero stati picchiati con mestoli e scope, minacciati, umiliati, sottoposti a vessazioni, sevizie e crudeltà.
A tre indagati vengono contestati anche episodi di violenza sessuale, tra cui palpeggiamenti e l’induzione di degenti a compiere atti sessuali. Uno degli imputati risponde inoltre di favoreggiamento, per aver tentato di sabotare le telecamere nascoste installate dai carabinieri durante le indagini.
Grave anche il capitolo relativo alla libertà personale: la procura contesta 62 episodi di sequestro di persona e un tentato sequestro, per aver chiuso alcuni pazienti nelle stanze impedendo loro di uscire e muoversi nei corridoi.
Il quadro complessivo dell’inchiesta
L’indagine, denominata “New Life”, ha portato alla contestazione di 69 capi d’accusa nei confronti di 32 indagati: otto infermieri, ventuno operatori socio-sanitari, due educatori professionali e un addetto alle pulizie. Trenta di loro sono accusati di maltrattamenti aggravati ai danni di 28 pazienti, di cui 26 donne.
Il patteggiamento proposto dalla procura non equivale a una minimizzazione dei fatti, ma rappresenta – secondo l’accusa – una scelta processuale mirata, volta a garantire una risposta giudiziaria certa e rapida a una vicenda di eccezionale gravità, senza esporre ulteriormente le vittime a un lungo e doloroso percorso dibattimentale.

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