Apricena(FG):Sotto assedio, la politica degli annunci e la sicurezza che non c’è
Di fronte all’ennesimo assalto a un bancomat, all’ennesima notte squarciata da un boato che sveglia famiglie e semina paura, non servono più commenti cauti né comunicati di circostanza. Non servono promesse, né post rassicuranti. Serve una parola sola, netta, inequivocabile: vergogna.
Perché mentre gli atti criminali continuano a ripetersi con inquietante regolarità, la politica continua a limitarsi a farsi vedere, a parlare, ad annunciare. Ma i fatti restano gli stessi: esplosioni, furti, danni, insicurezza. E cittadini sempre più stanchi, delusi, rammaricati. Annunci su annunci, ma nessuna tutela reale.
Abbiamo intervistato alcuni cittadini che hanno dichiarato “Vergogna all’amministrazione comunale, che racconta una città che non esiste, rifugiandosi nella propaganda social mentre la realtà sfonda vetrine, auto e certezze. Vergogna a chi governa Apricena come se la sicurezza fosse un fastidio narrativo, un problema da minimizzare o, peggio, da scaricare sempre su altri”.
Aggiungiamo noi di Youfoggia .com, sarebbe troppo facile fermarsi al livello comunale. Perché qui la responsabilità è politica, nel senso più ampio e più grave del termine.
Vergogna ai sindaci dei paesi vicini, chiusi ognuno nel proprio campanile, incapaci di fare fronte comune, di alzare la voce insieme, di pretendere attenzione vera per un territorio che affonda. Ognuno impegnato a salvare il proprio consenso, il proprio equilibrio, il proprio orticello, mentre la Capitanata intera viene trattata come una periferia sacrificabile.
Vergogna alla politica provinciale, che dovrebbe coordinare, guidare, incalzare, e invece si limita a registrare il degrado come se fosse un fenomeno naturale. Come se furti, esplosioni e criminalità diffusa fossero pioggia d’autunno: inevitabili, incontrollabili. La Provincia non guida, non reagisce, non impone una strategia. Alcuni cittadini hanno dichiarato” Galleggia
Vergogna ai rappresentanti regionali, che conoscono bene i numeri della criminalità foggiana, che sanno cosa significa vivere sotto la pressione della Società Foggiana, e che tuttavia si accontentano di dichiarazioni rituali, tavoli tecnici inconcludenti, visite lampo buone solo per una foto. La Regione c’è solo quando conviene. Quando c’è da pretendere risorse, uomini, strategie straordinarie, improvvisamente diventa timida.
E vergogna, soprattutto, ai parlamentari. Tutti. Maggioranza e opposizione. Perché su un tema come la sicurezza dovrebbero essere uniti, e invece tacciono. Accettano che alla provincia di Foggia arrivino solo le briciole, che la sicurezza venga trattata come un favore e non come un diritto. Accettano rinforzi simbolici, numeri ridicoli, annunci vuoti. Nessuno che batta i pugni sul tavolo”.
Nessuno che dica chiaramente: così non basta.
Questa non è più solo incapacità. È assenza di dignità politica.
Perché quando un territorio viene colpito sistematicamente e chi lo rappresenta non reagisce, non protesta, non si espone, allora diventa complice. Complice del silenzio, dell’abbandono, di quella sensazione devastante che ormai serpeggia tra i cittadini: siamo soli.
Ed è qui che la situazione diventa davvero pericolosa. Non quando esplode un bancomat, ma quando esplode la fiducia. Quando lo Stato diventa un’idea lontana, astratta, inutile. Quando la legalità smette di essere una protezione e diventa solo una parola buona per i discorsi ufficiali”.
Qui il fallimento è di tutti, a livelli diversi ma con la stessa colpa: non essere stati uniti, non aver avuto uno scatto di orgoglio, non aver difeso il territorio come si difende una casa sotto assedio. Avete preferito la prudenza alla battaglia, la convenienza alla responsabilità.
E allora basta. Basta annunci. Basta passerelle. Basta raccontare che “si sta lavorando” mentre la gente conta i danni e vive nella paura.
O vi svegliate, tutti insieme — Comune, sindaci, Provincia, Regione, Parlamento — o abbiate almeno l’onestà di ammettere che non siete all’altezza.
Perché un territorio senza sicurezza è un territorio senza futuro.
E un futuro senza coraggio politico è già una resa.
Vergognatevi. E agite. Ora.

