Foggia: L’Amministrazione Provinciale sotto pressione tra nuove selezioni e vecchi equilibri, il rischio del “do ut des”
Mentre la Provincia di Foggia avvia nuove procedure di selezione per incarichi esterni e posizioni dirigenziali, il clima politico-amministrativo resta tutt’altro che sereno. I bandi parlano il linguaggio della trasparenza, delle competenze e del rafforzamento dell’ente, ma fuori dalle formule ufficiali si fa strada più di un interrogativo: queste figure professionali rispondono a reali esigenze organizzative o rischiano di diventare l’ennesimo tassello di un fragile equilibrio politico?
Le professionalità ricercate – esperti esterni per le commissioni di concorso, dirigenti amministrativi e tecnici, fino al Capo di Gabinetto del Presidente – ricoperto oggi da Antonio Di Carlo braccio operativo di NOBILETTI e sindaco(perdon ) vice sindaco di Orta Nova(FG), sono ruoli strategici, capaci di incidere profondamente sugli indirizzi e sulla gestione dell’ente,cosa fatta in questo periodo. Proprio per questo, osservatori e addetti ai lavori si chiedono se l’urgenza di queste selezioni sia dettata da un bisogno strutturale oppure da logiche più politiche che amministrative. Il sospetto, espresso da più parti, è quello di un antico meccanismo mai del tutto superato: das mihi, ego tibi do.
A rendere il quadro ancora più complesso è il contesto istituzionale. Il lungo e acceso confronto sul rendiconto, la diatriba aperta tra Provincia e Prefettura e il ruolo di pseudo mediazione – o di scontro – attribuito al vicepresidente regionale Piemontese, restituiscono l’immagine di un ente che fatica a trovare una linea chiara e condivisa. Una situazione che, secondo alcuni, non sarebbe del tutto limpida e che sembrerebbe reggersi su piccoli accordi, necessari più a evitare il collasso che a rilanciare davvero l’azione amministrativa.
In questo scenario si inseriscono anche le figure politiche di vertice. C’è chi sottolinea come il presidente Nobiletti non sembri intenzionato a fare un passo indietro, anche alla luce di un compenso mensile – si dice – pari a oltre 11 mila euro, e chi osserva che neppure Piemontese appare disposto a ridimensionare il proprio ruolo. Nel frattempo, il pseudo direttore generale politico Cusmai, resterebbe in attesa di indicazioni, in una sorta di sospensione che alimenta ulteriori dubbi sulla governance complessiva dell’ente.
Le nuove selezioni di personale potrebbero allora rappresentare, secondo una lettura critica, l’inizio di una tregua: un modo per tornare a dialogare, dividendo incarichi e assunzioni, piuttosto che affrontare apertamente il nodo politico-istituzionale. Una strategia che, se confermata, rischierebbe però di avere un prezzo alto per il territorio.
Il timore più diffuso è che questi concorsi e incarichi non garantiscano una reale apertura a cittadini e professionisti con requisiti idonei, ma finiscano per favorire “nomi noti”: politici, ex consiglieri o persone vicine ai due schieramenti che oggi si fronteggiano. Un copione già visto, che allontana i giovani e i competenti e alimenta sfiducia nelle istituzioni.
Resta ora da vedere quali saranno gli esiti concreti di queste selezioni. Se prevarrà il merito, la Provincia potrà davvero rafforzarsi e recuperare credibilità. Se invece i sospetti troveranno conferma, il rischio è quello di perdere un’altra occasione e di trascinare l’ente verso una situazione di non ritorno. La risposta, come spesso accade, non sarà nei comunicati ufficiali ma nei nomi che, alla fine, verranno scelti.

