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Una complessa indagine di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura di Genova e dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo

Una complessa indagine di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura di Genova e dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo porta all’arresto di importanti esponenti di organizzazioni umanitarie, tra cui il noto Mohamed Hannoun. Tempo al tempo, per ciò che concerne l’accusa: vale per tutti la presunzione di innocenza, almeno per quanto mi riguarda.

I due pubblici ministeri, Nicola Piacente (Genova) e Giovanni Melillo (DNAA, in foto), spediscono, come ora prevede la legge (art. 5 D.Lgs. 20 febbraio 2006, n. 106, come modificato dall’art. 3 D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 188) un comunicato stampa, che, per 5 lunghe pagine, chiarisce contorni della vicenda e rilevanza pubblica dei temi di indagine ed elementi di prova.

Poi, almeno a avviso, inopinatamente, proprio come in un epigramma di Marziale, proprio alla fine del comunicato due precisazioni, che però a loro volta sono due toppe una sull’altra che sono peggio del buco creato, e ricamato a mo’ di toppa sul buco a sua volta creato dalla prima toppa: “come ovvio, le indagini e i fatti attraverso esse emersi non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale, da rendersi in conformità allo Statuto di Roma, ratificato da 125 Stati Membri, fra i quali, in un ruolo di impulso e sostegno, l’Italia (prima toppa, che bisogno c’è di precisarlo, specie se sostieni che sia “ovvio”?). Allo stesso tempo, tali crimini non possono giustificare gli atti di terrorismo (compresi quelli del 7 ottobre 2023) compiuti da Hamas e dalle organizzazioni terroristiche a questa collegate ai danni della popolazione civile, né costituirne una circostanza attenuante (seconda toppa: se hai messo in galera chi finanzia il terrorismo usando i soldi dei poveri ignari cittadini, è chiaro che ciò è terrorismo).

C’è chi ha detto che le ultime considerazioni sono state suggerite dalla volontà di non perdere credibilità di fronte a quella importante fetta di popolazione che sostiene convintamente la causa palestinese e che sarà chiamata alle urne in primavera sul tema referendum sulla Separazione delle carriere. Io molto più semplicemente penso che la facoltà di parlare con i comunicati stampa, come ora prevede la legge, non deve far dimenticare che i magistrati dovrebbero parlare con la motivazione dei loro provvedimenti, e non con considerazioni che finiscono col toccare temi politici o -peggio- sociali.

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