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Ricalcolo dei seggi, una partita ancora piena di ombre


In questi giorni si è svolta in prefettura a Bari una riunione informale che avrebbe dovuto fare chiarezza sulla corretta applicazione della legge regionale n. 15/2015 nella ripartizione dei seggi del Consiglio regionale. L’incontro, però, ha finito per certificare una situazione tutt’altro che definita, spingendo numerosi candidati – affiancati dai propri tecnici – a rifare autonomamente i calcoli, applicando in modo rigoroso la normativa vigente.
Un primo punto fermo sembra esserci: la ripartizione complessiva dei seggi tra maggioranza e opposizione non cambia. Restano 29 consiglieri assegnati alla coalizione del presidente Michele Decaro e 21 a quella guidata da Lobuono, con lo stesso Decaro che, in qualità di presidente eletto, rappresenta il 51° consigliere. Tuttavia, è sul dettaglio della distribuzione interna dei seggi che emergono le criticità più evidenti.
Il primo errore di fondo riguarda il metodo di calcolo delle percentuali di lista.

La legge regionale pugliese stabilisce chiaramente che la percentuale di ciascuna lista debba essere calcolata come rapporto tra i voti ottenuti dal singolo partito e il totale dei voti validi espressi per i candidati presidenti, e non – come inizialmente avvenuto – sul totale dei voti di lista, che risulta inferiore. Un’impostazione sbagliata che ha inciso direttamente sull’attribuzione dei seggi e che solo ora viene messa in discussione.
A questa prima anomalia se ne aggiunge una seconda, ancora più tecnica ma altrettanto determinante. Riguarda gli scorrimenti delle graduatorie dei cosiddetti “resti”, una materia su cui esiste una giurisprudenza ormai consolidata. Cinque anni fa, con la sentenza Mazzarano, il Consiglio di Stato ha dato ragione alla Corte d’appello di Bari e torto alla prefettura, fissando un principio che oggi torna di stretta attualità. Quel caso, ritenuto allora circoscritto, si ripresenta infatti anche in questa tornata elettorale, in particolare nella ripartizione dei seggi attribuiti a Fratelli d’Italia.
Applicando correttamente entrambi i criteri – quello previsto dalla legge regionale e quello derivante dalla sentenza del Consiglio di Stato – si ottiene l’ipotesi di ricalcolo elaborata dai tecnici. Per quanto riguarda il centrosinistra, il quadro complessivo non cambia nei numeri: 14 seggi al Partito democratico, 7 alla lista civica “Decaro presidente”, 4 a “Per la Puglia” e 4 al Movimento 5 Stelle. Tuttavia, secondo le simulazioni più accreditate, tra i potenziali esclusi figurerebbe anche l’avvocato foggiano Scapato, la cui mancata elezione, a seguito del ricalcolo, rischia di avere ripercussioni sugli equilibri e sulla programmazione della politica locale.
La vera criticità emerge infatti a valle dei conteggi. Se i numeri complessivi restano invariati, non lo stesso si può dire per i nomi degli eletti. Il ricalcolo comporta lo spostamento di seggi tra circoscrizioni e, di conseguenza, l’esclusione di alcuni consiglieri che risultano nominati ma non eletti secondo i criteri corretti. È qui che si apre il nodo politico e istituzionale più delicato: quali consiglieri, in particolare nelle province di Foggia e Lecce, dovrebbero essere “cancellati” per effetto del nuovo calcolo?
Su questo punto, al momento, regna l’incertezza. L’assenza di un atto formale e definitivo da parte degli organi competenti lascia spazio a interpretazioni, possibili ricorsi e tensioni politiche. Una situazione che evidenzia, ancora una volta, come errori iniziali nell’applicazione delle regole e la sottovalutazione di precedenti giurisprudenziali possano produrre effetti a catena, minando la trasparenza del risultato elettorale e la fiducia nelle istituzioni.
Finché non verrà chiarito chi, concretamente, dovrà lasciare il seggio, la partita resterà aperta. E con essa il rischio che una questione tecnica si trasformi nell’ennesimo, pesante caso politico

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