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San Giovanni Rotondo(FG): A Casa Sollievo della Sofferenza la protesta non si ferma tensione durante gli auguri natalizi


Doveva essere un momento di incontro sereno, un’occasione per scambiarsi gli auguri natalizi e ribadire lo spirito di comunità che da sempre caratterizza Casa Sollievo della Sofferenza. Invece, l’appuntamento si è trasformato nell’ennesima dimostrazione di una tensione che ormai da settimane attraversa l’ospedale di San Giovanni Rotondo.
Durante l’intervento del direttore generale, Gumirato, un gruppo di dipendenti – tra medici e infermieri – si è improvvisamente alzato mostrando striscioni dai toni duri e offensivi. In pochi istanti il clima si è surriscaldato e la protesta è esplosa in urla e invettive contro i vertici dell’ospedale.
Alla base del malcontento ci sono le decisioni annunciate dalla direzione generale: dal mese di marzo 2026 il contratto di lavoro dovrebbe essere equiparato a quello della sanità privata, con un conseguente “alleggerimento” delle buste paga. Scelte motivate, secondo la direzione, da esigenze di bilancio della struttura, ma fortemente contestate dai lavoratori, che vedono in queste misure un grave peggioramento delle condizioni economiche e professionali.
Solo il giorno precedente, un incontro in Prefettura a Foggia non aveva portato ad alcun risultato concreto, aumentando frustrazione e rabbia tra il personale sanitario. Medici e infermieri, che ogni giorno garantiscono assistenza e cure ai pazienti, hanno così deciso di alzare ulteriormente il livello della protesta, preannunciando iniziative sempre più incisive.
La tensione è esplosa al quarto piano della struttura, alla presenza del Consiglio di amministrazione, del direttore generale Gumirato e del vescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, mons. Franco Moscone. In quel contesto, le richieste di dimissioni rivolte ai vertici si sono accompagnate a slogan e offese verbali, che hanno superato i limiti del confronto civile.
Manifestare è un diritto sacrosanto, soprattutto quando si tratta di difendere il proprio lavoro e la dignità professionale. Tuttavia, offendere persone e istituzioni, arrivando a cori come “buffoni buffoni” rivolti sia al direttore generale sia al vescovo, rischia di indebolire le ragioni della protesta stessa e di allontanare la possibilità di un dialogo costruttivo.
Intanto, la mobilitazione continua: per lunedì è stata organizzata una fiaccolata, mentre per il 9 gennaio è stato proclamato uno sciopero. Segnali chiari di un disagio profondo che coinvolge medici e infermieri, chiamati oggi non solo a curare, ma anche a difendere il futuro della sanità e del lavoro a Casa Sollievo della Sofferenza.

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