Arresto-bis per la presunta “banda della marmotta”: undici indagati e dieci assalti agli sportelli Atm in quattro mesi
FOGGIA – Nuovo colpo di scena nell’inchiesta sugli assalti ai bancomat nel basso Tavoliere. È stato disposto l’arresto-bis per quattro uomini già detenuti dal 20 novembre scorso, ritenuti dalla Procura componenti di quella che gli investigatori definiscono la presunta “banda della marmotta”, specializzata nello “scasso esplosivo” degli sportelli Atm.
I provvedimenti sono stati notificati ai fratelli Francesco e Lorenzo Di Michele, 23 e 28 anni di Ordona; al compaesano Pasquale Schiavone, 42 anni; e a Antonio Battaglini, 37 anni, originario di Orta Nova.
Altre sette persone, tra foggiani e cittadini bulgari e romeni residenti nell’area del basso Tavoliere, risultano indagate a piede libero.
Secondo l’impianto accusatorio, gli undici indiziati avrebbero fatto parte – con ruoli e responsabilità differenti – di un gruppo dedito agli assalti esplosivi ai bancomat condotti tra aprile e agosto 2024. Dieci i colpi contestati: sei nel Foggiano, due in Irpinia, uno in Molise e uno in Abruzzo, per un bottino complessivo stimato in 193mila euro.
Le accuse
Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di:
associazione per delinquere,
detenzione e uso di esplosivi,
cinque furti consumati,
cinque tentativi di furto aggravati da esplosioni agli sportelli Atm e Bancoposta.
Gli assalti sarebbero stati eseguiti con la tecnica della cosiddetta “marmotta”, un ordigno rudimentale caricato di esplosivo, introdotto nella fessura del bancomat e fatto detonare per aprire la cassaforte. Una modalità estremamente pericolosa, già al centro di numerose inchieste nazionali per l’elevato rischio di danni a persone e strutture.
Le criticità dell’indagine
L’adozione degli arresti-bis sottolinea alcune criticità emerse nel corso dell’inchiesta:
la complessità organizzativa del gruppo, composto da soggetti italiani e stranieri distribuiti tra più comuni del Tavoliere;
la pericolosità delle modalità operative, con esplosivi artigianali che mettevano in pericolo interi quartieri;
la serialità degli assalti, dieci episodi in soli quattro mesi, segno – secondo gli inquirenti – di una struttura potenzialmente stabile e ben organizzata;
la capacità del gruppo di colpire in più regioni, complicando il coordinamento investigativo tra procure e forze dell’ordine.
Un fenomeno che preoccupa il territorio
Il ripetersi di assalti di questo tipo negli ultimi anni ha riacceso l’allarme sul fenomeno, sia per l’impatto sulla sicurezza pubblica sia per la difficoltà, spesso rilevata dagli inquirenti, nel contrastare gruppi altamente mobili e attrezzati. Le esplosioni, oltre al danno economico, causano ingenti rischi per residenti, attività commerciali e passanti.
Gli indagati restano comunque presunti responsabili in attesa della definizione del procedimento e del vaglio dell’autorità giudiziaria.

