Appalto AMIU–Foggia, l’inchiesta che scotta: pressioni, intercettazioni e ombre politiche tra Bari e Foggia
In questi giorni si sta discutendo molto sul processo sull’assegnazione dei servizi del Comune di Foggia ad Amiu Spa, la società barese di igiene urbana, è appena iniziato e già mette in luce una serie di criticità che, da anni, alimentano dubbi e sospetti. Sul banco non c’è solo la regolarità di un contratto da oltre 22 milioni di euro l’anno, ma un sistema di relazioni,molto profondo e molto sensibile sulle pressioni e scelte amministrative che — secondo l’accusa — avrebbero favorito un accordo improprio tra alcuni dirigenti e commissari allora in carica.
Le intercettazioni e l’informativa della Guardia di Finanza
Al centro della vicenda ci sono le intercettazioni ambientali trascritte riportate in un’informativa della Guardia di Finanza. Secondo quanto emerge dagli atti, gli inquirenti ritengono che vi fosse una forte determinazione politica a concludere il contratto di servizio con Amiu.
Chi è o chi sono i politici ?
Una determinazione definita dagli investigatori come “particolarmente insistente”, tanto da far ipotizzare l’esistenza di pressioni e di una regia più ampia.
Le conversazioni registrate delineano un quadro complesso, in cui compaiono riferimenti a dirigenti, commissari e posizioni di vertice. Ed è proprio questo a porre interrogativi ancora aperti: chi spingeva realmente per chiudere l’accordo? E perché con tanta urgenza?
Il ruolo della gestione commissariale a Foggia
All’epoca dei fatti, il Comune di Foggia era amministrato da una gestione commissariale. A guidarla prima c’era la dott.ssa Marilisa Magno, poi sostituita dal commissario Cardellicchio dopo le sue dimissioni per motivi di salute.
Un passaggio amministrativo delicato, che coincide temporalmente con l’avvio dell’indagine. Una coincidenza che, pur non avendo valore di prova, diventa un elemento di forte interesse nel dibattimento.
Oggi, al processo, il Comune di Foggia è parte civile e ci si aspetta che i rappresentanti dell’ente pongano domande precise:
Chi ha esercitato pressioni?
Chi aveva interesse diretto nella stipula del contratto?
In che modo vennero selezionati i dirigenti coinvolti?
Il ruolo del Comune di Bari, socio di maggioranza di Amiu
Un altro punto critico riguarda il ruolo del Comune di Bari, socio di maggioranza di Amiu.
Gli inquirenti intendono chiarire se e in che misura la struttura politico-amministrativa barese fosse informata o coinvolta nelle fasi preliminari del contratto.
Al momento, le responsabilità penali ipotizzate dalla procura vengono attribuite ad alcuni dirigenti e funzionari, come Zuccarino e Antonicelli, ma la domanda che serpeggia dentro e fuori l’aula è un’altra:
è davvero plausibile che la vicenda si esaurisca solo a livello dirigenziale?
Un processo che mette in luce due città e un solo problema: la trasparenza
Dalle intercettazioni emerge uno spaccato che lega Bari e Foggia in un intreccio di interessi, scelte amministrative e possibili forzature.
Uno scenario che, se confermato, rappresenterebbe un danno non solo economico ma soprattutto istituzionale: perché — come sempre — a pagarne il prezzo sono i cittadini foggiani, ignari di ciò che si sarebbe mosso dietro le quinte dell’appalto.
Le udienze che verranno
Il processo dovrà ora accertare fatti, ruoli e responsabilità. Toccherà ai pubblici ministeri chiarire chi “muoveva i fili”, quali forze politiche o amministrative spinsero per la firma del contratto e se quelle pressioni abbiano avuto un peso reale sulle decisioni dei commissari e dei dirigenti.
Gli imputati, dal canto loro, potranno rispondere alle contestazioni e chiarire la loro posizione.
Molti osservatori ritengono che questo processo possa rappresentare un momento di verità per comprendere chi beneficiava davvero dell’operazione Amiu a Foggia.
Una vicenda che non può chiudersi “a tarallucci e vino”
Tra rinvii a giudizio e costituzioni di parte civile, ciò che emerge è una storia dove — secondo l’accusa — non tutto è stato trasparente. E gli interrogativi che oggi attraversano l’aula del tribunale non riguardano solo i singoli imputati, ma un intero sistema decisionale.
La speranza dei cittadini è che questa volta il finale non sia il solito, rassicurante, “a tarallucci e vino”, ma che vengano chiarite fino in fondo tutte le responsabilità, politiche e amministrative.

